Sono pochi i prodotti in tv oggi che riescono a trattare con realismo e delicatezza problemi quotidiani, senza estremizzare e romanzare le reazioni umane. Sundance TV riesce da più di tre anni nell'intento di realizzare una produzione che mantenga intatte queste regole senza sacrificarne la qualità, stiamo parlando di Rectify.
 

In questo terzo atto assistiamo alle conseguenze del patteggiamento concluso da Daniel nel corso del finale della seconda stagione. Lo show infatti si ambienta nel mese in cui il ragazzo ha a disposizione per sistemare le sue cose (ed i conti in sospeso) per lasciare lo stato e ricominciare altrove. Ma dove? E facendo cosa? Mentre l'ex-galeotto brancola nel buio più totale, tutte le persone attorno a lui e che direttamente o indirettamente sono state toccate dall'uragano Daniel, crollano; una serie di eventi a catena mette in subbuglio la famiglia Holden: Teddy e Tawney sono prossimi alla separazione dopo l'aborto spontaneo di quest'ultima; il flirt tra la ragazza e Daniel ha scatenato una violenta reazione in Teddy che a sua volta è sfociata in una reazione ancora più violenta in Daniel; la confidenza di Teddy sulle azioni di Daniel nei suoi confronti sono arrivate sino a suo padre, che a sua volta confidandolo alla moglie Janet ha messo in crisi anche il suo matrimonio; non riuscendo a convincere Daniel a lottare per la sua innocenza ed accettando il patteggiamento, il suo avvocato John finisce inesorabilmente per perdere l'amore di Amantha; Amantha dal canto suo alla notizia della resa di suo fratello Daniel perde ogni ambizione di sorta verso la propria vita e finisce con il fare la cassiera ad un supermarket; in tutto ciò, Jared, il piccolo di casa, avverte la sua famiglia sgretolarsi senza capirne i motivi visto che è tenuto all'oscuro di tutto. Parallelamente a questa situazione famigliare, il lato procedurale mette il turbo ed affronta l'indagine sull'omicidio di George Melton, che va avanti grazie ad un 'fortuito' ictus ai danni del senatore Foulkes, che permette allo Sceriffo Dagget di farsi strada verso testimoni dapprima protetti e mitigare i propri sospetti sullo stesso Daniel, in fruizione di una verità che se venisse allo scoperto potrebbe scagionare il nostro protagonista e cambiargli così la vita.
 
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La prima cosa che viene spontaneo notare in questa terza stagione -oltre ad un taglio al numero degli episodi a dispetto della seconda- è come si sia deciso di investire tanto su tutti gli altri personaggi al di fuori di Daniel: se infatti i primi due cicli di episodi erano focalizzati sulla narrazione binaria tra presente e passato in cui scopriamo da una parte cos'ha danneggiato la personalità e la psicologia di Daniel nel corso del suo esilio in prigione con la consapevolezza di una condanna a morte a pendere sulla sua testa, dall'altra vediamo come sia il suo ritorno alla libertà dopo più diciannove anni in una casa che non è più la sua, con una famiglia allargata che per metà non conosce e in un'era d'avanguardia tecnologica che non gli appartiene, nella terza scopriamo le conseguenze di tutti coloro che sono stati toccati da Daniel stesso. È una scelta estremamente coraggiosa mostrare le ripercussioni del ritorno alla libertà di Daniel nell'esistenza di tutti gli altri personaggi a dispetto di continuare il discorso introdotto nel corso delle precedenti stagioni: questo ci permette non solo di scoprire nuove sfaccettature nei personaggi che dapprima sembravano piuttosto stereotipati e prevedibili in quanto poco approfonditi, rendendoceli comprensibili ed apprezzabili. Ed è questa la forza di Rectify: ricordarci che nella vita vera non esistono persone esclusivamente buone o puramente cattive, si tratta solo di conoscere le ragioni dietro un comportamento specifico per inquadrare meglio la psicologia di qualcuno. Questa regola gli autori ce la presentano sin dall'episodio pilota tramite il suo protagonista; infatti lo spettatore non assiste allo stupro ed all'omicidio di Hanna Dean, quindi non ha modo di sapere chi ha compiuto quei reati, ne se Daniel sia davvero innocente. Quando lo conosciamo ci sembra un uomo ingenuo e traumatizzato, un bimbo intrappolato nel corpo di un uomo, una figura eterea quasi proveniente da un altro secolo; ma non possiamo assolutamente escludere che sia davvero Daniel l'omicida, in quanto a sua volta non esclude quell'eventualità visto che non ricorda il trauma (o forse non lo vuole ricordare), questo ragionamento si espande così agli altri personaggi: Amantha cosa vuole dalla sua vita? O meglio... Amantha ha ancora uno scopo nella sua vita? Teddy è davvero cattivo e cinico o solo incompreso? Tawney è un'ingenua figlia del Signore oppure una donna che teme di manifestare la sua indipendenza? Queste domande possono estendersi a tutte o quasi le complesse e plausibili personalità della serie, in cui vi verrà spontaneo rivedere voi stessi o qualcuno a voi caro, perché i personaggi che popolano Rectify sono profondamente umani, reali e dopo tre stagioni vi sembreranno membri della vostra famiglia. Quest'approfondimento permette di mantenere Daniel sempre in scena, in quanto anche quando si parla degli altri, lo spettatore resta perfettamente consapevole che a portare il personaggio di turno verso quella direzione specifica sia stato proprio il protagonista (spesso anche indirettamente), e se non fa rimpiangere l'assenza dello stesso, dall'altra lascia però un vuoto da un punto di vista introspettivo: salvi solo due o tre momenti particolarmente significativi, non abbiamo infatti la possibilità di scoprire cosa frulli per la testa di Daniel in un frangente così delicato ed importante della storia principale, l'inizio della sua nuova vita altrove.
 
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Possiamo tuttavia compensare questa mancanza con un'altra imprevista e graditissima novità, una progressione decisamente più veloce e ritmata del lato procedurale dello show, l'indagine. Infatti, artecife della -dubbia- condanna ed incarcerazione di Daniel che gli permise da procuratore di diventare senatore, Foulkes sguinzaglia lo Sceriffo Dagget per trovare la prova definitiva che potesse spingere Daniel a tornare in galera, ma il suicidio di George spinto dai sensi di colpa, e il tentativo d'insabbiamento dello stesso da parte di Trey, portano per ironia della sorte, a rivalutare la condotta di Daniel e spingere Dagget contro la -presunta, ma a questo punto probabile- macchinazione dello stesso Foulkes, armato dal suo forte senso di giustizia. Questo cambiamento contribuisce a trasformare la serie anche in qualcos'altro che non era nelle prime stagioni dove il lato investigativo si faceva presente solo a pizzichi e bocconi, ma il modo naturale e completamente soddisfacente in cui emerge non pesa minimamente ai fini della qualità finale. Ad impreziosire il tutto ovviamente il solito comparto tecnico dalla più che riuscita ed assodata qualità: un'ottima regia sostenuta da una fotografia incredibilmente vivida e realistica e musiche quasi impercettibili, contestualizzate e mai invadenti.
 
 
Con questa terza stagione Rectify dimostra quanta qualità sia in grado di concentrare in così poche puntate: il ritorno di una formula apprezzata e valorizzata da pubblico e critica che non ha paura di osare in maniera coraggiosa e brillante, risultando ancora più godibile e ritmata -senza sacrificare la pacatezza delicata ed al contempo estremamente violenta con cui il prodotto si struttura- e sfornando negli ultimi due episodi, le puntate più belle dell'intera serie. Se cercate un drama realistico, profondo e straordinariamente ben recitato, Rectify si manifesta una conferma assoluta.