Lo scorso settembre è stata distribuita StartUp, una serie con Martin Freeman e Adam Brody, che intreccia il mondo dei computer e della finanza con la criminalità di strada. Nonostante i nomi coinvolti, però, la serie è passata inosservata anche se meriterebbe una possibilità. Non sarà una delle grandi rivelazioni dell'anno, ma fa il suo dovere con dieci episodi piacevoli e scorrevoli, creando spunti interessanti, e con un Martin Freeman lontano, diverso dai ruoli ai quali siamo abituati.

In Italia la serie è tutt'ora inedita.
 
StartUp recensione della prima stagione

Trama

La storia si svolge a Miami, una città cosmopolita formata da diverse etnie e differenze culturali. Qui tre persone diverse tra loro cercano di dare vita a un qualcosa di nuovo che potrebbe rivoluzionare il sistema economico attuale. La squadra è composta da: l'informatica Izzy Morales, interpretata da Otmara Marrero, colei che ha sviluppato l'algoritmo della criptovaluta; c'è poi Nick Talman, impersonato da Adam Brody, un giovane economista che prova a investire i soldi rubati dal padre; infine Ronald Dacey, con il volto di Edi Gathegi, uno dei capi della comunità criminale haitiana della città che vuole dare un futuro onesto alla propria famiglia. Sulle loro tracce, però, c'è il detective Phil Rask, interpretato da Martin Freeman, un disonesto e corrotto poliziotto che rivuole il proprio denaro sporco.
 
Ronald capo della comunità criminale

Analisi

Sin dal primo episodio gli autori definiscono la strada che vogliono intraprendere, creando una base chiara e solida su cui costruire la storia. Sia trama principale, che coinvolge sia i quattro protagonisti, che le diverse sottotrame, create per ognuno di loro, sono state sviluppate con un'idea definita fin dall'inizio. Gli autori hanno quindi sviluppato la serie seguendo un obiettivo e un percorso ben preciso, senza allontanarsene. Tuttavia, per seguire questa base, sono caduti nella ripetizione, mostrando più volte sempre lo stesso schema. Ne risente soprattutto la trama principale, per cui i tre fondatori della startup si trovano sempre di fronte a un pesce più grande di loro che vuole sottrargli i soldi o la società e loro che, di volta in volta, tentano di sopravvivere senza farsi mangiare.
 
Tra le diverse sottotrame è decisamente interessante quella di Ronald, il criminale haitiano, sia per il background del personaggio che per le scelte che si troverà ad affrontare, ma soprattutto per il piccolo scorcio che ci dà della comunità haitiana. Solitamente al cinema e in televisione Haiti è vista solo come la regione del vudù con vari riti esotici e zombie pericolosi. Questa comunità criminale però non usa, com'è ovvio che sia, bambole dalle sembianze umane o cose simili, ma pistole e coltelli come tante altre. Inoltre è interessante come quasi nessuno nella comunità ha intrapreso quella strada per scelta, al contrario c'è una forte volontà di cambiare vita.
 
Martin Freeman poliziotto corrotto
 
Come ho già detto, la storia è stata ben delineata fin dall'inizio e la stessa cosa si può dire per i quattro protagonisti. Ognuno di loro dal primo episodio è stato definito chiaramente con le diverse sfaccettature che li caratterizzano. La buona riuscita dei personaggi non è da attribuire solo agli autori, ma anche ai quattro attori principali, anche se ad emergere è certamente Martin Freeman. Fa quasi sorridere vederlo in un ruolo completamente diverso da quello a cui ci ha abituato, ovvero quello dell'uomo timido e impacciato ma in fondo buono e furbo - come Bilbo Baggins nella saga de Lo Hobbit o Lester Nygaard in Fargo. Qui interpreta, e lo fa in maniera ottimale, il ruolo del poliziotto carogna, corrotto e senza scrupoli, che non si fa problemi a uccidere o ricattare la gente. 
 
Infine, una nota negativa va riservata all'eccessivo fanservice sessuale che a lungo andare risulta fastidioso: è solo fine a sé stesso e decisamente fuori luogo per il tipo di prodotto. È stato inserito quasi a forza, ma ottiene solo risultato di spezzare continuamente la narrazione. È vero che spesso sono coinvolte belle donne, ma quattro, cinque scene di sesso solo nel primo episodio sono decisamente troppe. 
 
Martin Freeman e Adam Brody

Conclusione

Passata praticamente inosservata, StartUp è un prodotto piacevole e scorrevole, che merita sicuramente una possibilità. Ha una storia e dei personaggi ben costruiti e delineati dalle prime battute. Ottimi i quattro attori principali nei propri personaggi, in particolare fa sorridere e incuriosisce Martin Freeman in un ruolo differente dal suo solito. Il difetto principale è che la trama principale tende a ripetersi presentando spesso lo stesso schema.