"Mentre ero disteso a letto ieri sera, pensavo... a tutte le persone che mi hanno aiutato. Alcune delle quali, nemmeno più in vita. Sono più le persone che mi hanno aiutato, che quelle che mi hanno ferito. È solo che... le ferite sembra lascino dei segni più profondi.

Ad ogni modo mi sono sempre sentito in colpa per il fatto che gli altri stessero sprecando le loro vite con me, che fossi io lo spreco, che... non me lo meritassi. Ma ieri sera... non mi sentivo colpevole, non mi sentivo uno spreco.

Non è che sentissi necessariamente di meritarmelo, ma... ho sentito una specie di responsabilità, immagino. Se non altro un desiderio di tentare e non deludervi tutti. E poi ho sentito... il lieve fremito del non voler deludere me stesso. Perché da qualche parte in tutta questa storia, ho imparato in molte occasioni a lottare per me stesso, per qualche motivo... a lottare per la mia vita, per qualche motivo... e sono sopravvissuto. Per qualche motivo. E quindi eccomi ancora qui, per qualche motivo. E sapere quale sia il motivo, non lo sminuisce, non lo falsa... tanto meno smentisce la sua esistenza.

Ed è quello che continuerò a fare."


Rectify - Sigla d'Apertura

 

TRAMA

Daniel ha iniziato un nuovo capitolo della sua vita a Nashville: vive in una casa di recupero insieme ad altri detenuti, va in terapia ed ha trovato lavoro come magazziniere. A Paulie, in Georgia, la famiglia Holden prova a raccogliere i pezzi: Amantha continua il suo lavoro come discount manager riavvicinandosi ad una vecchia fiamma e la sua miglior amica ai tempi del liceo, Janeth è intenzionata a vendere il negozio di pneumatici del defunto marito e trasferirsi altrove, Ted è combattuto tra ciò che è meglio per sua moglie e cosa per suo figlio, Teddy e Tawney dopo alcuni mesi di terapia convengono che per loro sia meglio divorziare e ricominciare separati, Jared cerca il suo posto nel mondo, mentre Jon, l'avvocato difensore di Daniel e lo Sceriffo Daggett mettendo insieme i pezzi fanno di tutto per riaprire il caso dopo aver scoperto che le indagini ai tempi della condanna di Daniel furono insabbiate dalle autorità per coprire i figli dei potenti locali.
 

Rectify: recensione della quarta ed ultima stagione


ANALISI E SVILUPPO
Non posso salvarti, ma posso abbracciarti

La quarta stagione di Rectify ruota interamente attorno ad un concetto: la speranza. Per tutta la sua durata, ogni personaggio lascia percepire al pubblico quanto gli pesino gli anni di soprusi ed ingiustizie che hanno dovuto portare sulle proprie spalle, così come la voglia di staccare ed il bisogno di fare tabula rasa per alcuni, tanto quanto riconciliarsi con il proprio passato per altrettanti. Questo aspetto è fondamentale in quanto la chiave del successo della serie è da sempre l'empatia, così come abbiamo respirato nella prima stagione l'inadeguatezza ed il senso di colpa, così come nella seconda abbiamo fatto nostre le paure, così come nella terza sentivamo disperatamente bisogno di cambiare aria, adesso sentiamo il bisogno di lottare per ricominciare con tutti i personaggi.

Il cambiamento più forte a questo proposito giunge proprio da Daniel stesso che tentando di uscire dal proprio guscio d'ermetismo, la cella in cui aveva imbrigliato le proprie emozioni, riesce finalmente a trovare degli amici con cui aprirsi e dire tutto, oltre che cominciare una terapia psichiatrica volta a superare i propri traumi e soprusi fino a desensibilizzarli. Questo lo porta inevitabilmente ad abbracciare un nuovo interesse sentimentale, Chloe, il personaggio rivelazione di questa stagione capace di regalare a Daniel nuove aspettative e il bruciante desiderio di riprendere a lottare per il suo futuro anziché fuggire. Struggente è il suo relazionarsi agli altri, quasi come una rottura delle catene che legavano gli Holden al dolore: Janeth è finalmente libera di pensare a sé stessa e concentrarsi al suo benessere, Amantha può finalmente tornare a camminare a testa alta riallacciandosi al suo passato, Teddy può smettere di lottare per diventare qualcuno che non è, riconciliandosi con sé stesso, suo padre ed anche Tawney. Grande realismo e sensibilità è stata donata a tutti i personaggi; sarebbe stato facile cadere vittima del sensazionalismo e gridare colpi di scena e plot twist come fanno tant'altre serie, ma poco credibile. La legge impiega anni tra processi, appelli, controappelli, sentenze e quant'altro, e a noi interessava scoprire come queste persone affrontassero la situazione, più che una vera e propria soluzione della situazione stessa.

Daniel incontra Chloe e riscopre l'arte


Questo realismo si vede in un Jared molto introspettivo come Daniel, in Amantha che brama solo semplicità, in Theodore, gigantesco papà orso dal cuore d'oro che vuole solo sistemare le cose per la propria famiglia, ed in Teddy che reo della propria cattiveria e pregiudizio, anziché cercare nuovamente il conflitto con Daniel, è il primo a sventolare bandiera bianca. L'unico neo di questo struggente atto finale è ahinoi dettato dallo scarso numero di episodi a disposizione per raccontarlo, otto soltanto. Un numero che agli autori sta stretto, lo si evince da quanti eventi a dispetto delle scorsi stagioni accadono off screen tra una sequenza e l'altra, così tra una puntata e la successiva: incontri, conversazioni, telefonate... si è scelto di correre con la stesura della storia il più possibile per arrivare al punto di conclusione ideale scelto ad ogni costo; c'era possibilità di raccontare queste cose davanti una telecamera? Sicuramente, ma questo avrebbe sacrificato le sequenze silenziose scandite solo dall'evocativa colonna sonora, i dialoghi quotidiani ed i ritmi introspettivi che da sempre hanno contribuito a regalare alla serie un realismo tanto eloquente quanto papabile.

Non sappiamo se l'indagine scagionerà Daniel, se l'aver cancellato dalla memoria quell'omicidio sia una forma di autodifesa, o l'avergli fatto credere di averlo compiuto e portato nel braccio della morte ad un passo dalla sua esecuzione sia stata una forma di violenza inaudita. Questo resta in sospeso, e forse neanche ci interessa: perché il pubblico si è fatto una usa idea ben precisa di come sono andate le cose, di come siano implicate e coinvolte altre persone, e di quanto un errore (assolutamente intenzionale ed artificioso) abbia alterato e spezzato le vite di così tante persone. Gli stessi personaggi lo sottolineano: scoprire la verità non restituirà loro il passato che hanno perso, ma adesso sono più che mai uniti l'un l'altro per combattere per il futuro che non si faranno strappare via da nessuno.

La regia accompagna per mano tutti i personaggi al loro naturale epilogo che come da tradizione in ogni slice-of-life che si rispetti, dev'essere aperto: perché la vita non finisce.

Janeth, Amantha e Teddy Jr. ritrovano l'armonia famigliare

CONCLUSIONE

Rectify è una delle produzioni televisive più ambiziose, sperimentali, drammatiche, realistiche ed intimiste degli ultimi anni. Con la sensibilità e la delicatezza che la contraddistinguono da sempre, in questo poetico atto finale si scopre come sono andate realmente le cose ed i protagonisti toccati dalla vicenda riescono finalmente a trovare pace tanto con loro stessi quanto con gli altri per ricominciare. Un piccolo gioiello della televisione da scoprire ed esplorare, per mettere a nudo la nostra natura più profonda.

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