Ho più di trent'anni.
Quand'ero piccolo le serie TV erano molte di meno, e soprattutto erano tanto, tanto diverse rispetto a come sono oggi, ma la mia generezione poteva vantare su un cinema sognante che oggi non si trova più: armati di Girella, Billy all'arancia e Big Babol, ci si riuniva con gli amici a guardare veri e propri cult movie quali I Goonies, Stand By Me, Explorers, Navigator, ed E.T. Per quanto molto diversi tra loro, il comune denominatore di queste pellicole era uno solo: bambini che s'imbattevano in avventure più grandi di loro, misteri inspiegabili ed ingenuo cameratismo. Qualche anno fa questa scintilla persa nel tempo era tornata ad accendersi grazie al film Super 8 di J.J. Abrams (papà di Alias, Lost e Fringe, insomma, uno che di misteri se ne intende) che riprendeva quegli stessi elementi facendomi viaggiare nel tempo: un'esperienza commovente per chiunque provenga dagli anni "80 ma che a luci accese ha lasciato un vuoto incolmabile altrove non disponendo di produzioni analoghe. Nel 2016 però, Matt e Ross Duffer decidono di fare qualcosa che nessuno aveva mai fatto prima: una serie TV che non solo richiama tutti quegli elementi magici omaggiando i film sopra citati ma porta anche qualcosa di nuovo rendendosi appetibile a tutti.

Se avete in casa una Girella quindi, prendetela, scartatela e mettetevi comodi perché vi riporterò nel 1983, anno in cui per altro sono nato. Come? Non ve ne frega nulla? Ehi! Che Modi! Era solo per dirvi che è lo stesso anno in cui inizia la storia di Stranger Things, la nuova serie Netflix di cui m'accingo a parlarvi.

Pronti? Si comincia!

Stranger Things: Recensione della Prima Stagione


TRAMA
I favolosi anni '80. Di nuovo

 
Novembre 1983. Nella tranquilla cittadina di Hawkins nell'Indiana, il giovane Will scompare in circostanze misteriose. Sua madre Joyce, lo sceriffo Hopper e gli amici di Will che si mobilitano per fare luce sulla sparizione seguendo piste differenti, s'imbattono rispettivamente in terrificanti fenomeni sovrannaturali, segreti esperimenti governativi ed una bambina misteriosa dotata di abilità particolari che dice di chiamarsi Undici: ben presto la loro tranquilla vita di provincia è destinata a cambiare per sempre in seguito allo scontro con forze più grandi di loro.

Non vogliamo dilungarci oltre nello svelarvi la trama delle vicende ed i personaggi che le vivono, perché una delle ragioni principali che vi spingeranno ad una visione serrata sono gli innumerevoli misteri ed il susseguirsi di fatti inspiegabili e colpi di scena. Da un punto di vista pratico tuttavia, pensiamo che il più grande vantaggio dell'adattare storie analoghe dal cinema alla TV è raffigurato proprio dalla durata complessiva del format: i fratelli Duffer si sono infatti approcciati alla stesura della sceneggiatura di Stranger Things come se fosse un unico film lungo 8 ore. Questo permette di offrire maggior spazio a tutti i personaggi e di conseguenza dare a tutti loro una caratterizzazione credibile catalizzando l'attenzione del pubblico più disparato grazie a tre punti di vista generazionali differenti: quello dei bambini, quello degli adolescenti e quello degli adulti, tutti egualmente interessanti. Il fattore tempo è essenziale in rapporto alla storia: infatti il minutaggio permette di esplorare storyline collaterali oltre alla principale facendo una velata critica sociale al contesto dell'epoca in modo realistico, cosa che ai tempi l'ingenuità registica di allora impediva di fare per non detronizzare il mistero e l'avventura rischiando di annoiare il giovane pubblico riferimento. Un sapiente uso di flashback, la sensibilità intimista nell'approcciarsi a certi temi e la prepotente tensione narrativa che non abbandona lo spettatore neanche nei momenti più leggeri o distesi permettono ad un target eterogeneo di rimanere incollato alla visione dalla prima all'ultima puntata.

Cosa si nasconde nelle luci?
 

SVILUPPO ED ANALISI
Oggi più di ieri


Stranger Things non finge neanche un attimo di volersi vendere come qualcosa di nuovo e mai visto prima: a partire dai (fantastici) titoli di testa passando alla colonna sonora stellare che prende le hit dell'epoca e le mescola ad un beat originale che fa il verso al cinema di quegli anni, fino al palesato citazionismo pop old-school (Star Wars, Dungeons & Dragons, La Casa, He-Man, Halloween, La Cosa, e chi più ne ha più ne metta), tutto grida nostalgia senza mezze misure. Quando vediamo i ragazzi fuggire dai federali a bordo delle loro BMX non possiamo non pensare ad E.T., quando li vediamo camminare sui binari dentro la foresta è un attimo ricordare Stand By Me, quando vediamo interferenze nelle luci il pensiero vola immediatamente a Poltergeist, così come le misteriose e terrificanti creature ci rammentano Alien.

Questa trionfale ed evidente dichiarazione d'amore agli anni "80 però non è l'unica forza della serie: c'è anche una forte identità ed il desiderio di trattare temi abusati da Hollywood con una chiave più matura, scientifica ed all'avanguardia che permette allo show di rendersi ancora più intrigante di quanto già sia oltre che plausibile anche nei momenti più Scifi senza comunque sacrificare la magia grazie alla costante presenza dei giovani protagonisti. E sono proprio i protagonisti i sostegni più importanti di quest'ambiziosa sceneggiatura capace di oscillare tra classico e moderno, vintage e futurista, senza mai perdere il suo inconfondibile marchio di fabbrica: Winona Ryder su tutti, offrendo un'interpretazione stratosferica nella sua figura materna disperata, fragile, ma combattiva ed istintiva anche oltre la più logica razionalità sorretta dalla speranza e l'amore per Will; David Harbour, capace di giostrare dal cinico e svogliato poliziotto di provincia ad abile e combattivo detective pieno di risorse segnato da un passato doloroso, per non parlare di tutte le altre numerose (e nel più dei casi giovanissime) personalità che popolano il nutrito cast show, che per quanto talvolta stereotipate o vittima dei cliché di sorta come il canone suggerisce sanno comunque intrattenere, divertire, appassionare e creare affezione nei confronti del pubblico.

Ultimo ma non meno importante, l'intelligente regia dei fratelli Duffer che maturata l'esperienza sul set di Wayward Pines, riescono ad enfatizzare i momenti di maggior pathos e tensione con le inquadrature e la fotografia giusta, offrendo quel vedo non vedo caratteristico dell'horror e catturando le ansie dello spettatore in alcuni momenti chiave registicamente deliziosi.

State lontani dalle pareti...
 

CONCLUSIONE

 
Stranger Things è un prodotto straordinario: riuscendo a rievocare toni ed atmosfere di una generazione cinematografica ormai estinta ed aggiungendoci le tecniche registiche e lo spessore narrativo tipico della qualità di oggi, confeziona in solamente otto puntate una storia accattivante, entusiasmante, terrificante, dall'indiscusso fascino ed appeal e con personaggi irresistibili. Visto il finale le premesse per una seconda stagione ci sono tutte, il destino di questo piccolo gioiello targato Netflix è quindi nelle vostre mani: cosa ne dite di scartarvi un'altra Girella ed accendere la TV?

E se le nostre parole entusiaste non vi hanno ancora convinti, ecco i primi otto minuti della serie gentilmente offerti da Netflix!