The Birth of Saké è un film documentario giapponese del 2015 diretto da Erik Shirai e vincitore di numerosi riconoscimenti, tra cui il premio come miglior documentario al Bend Film Festival, al Palm Spring International Film Festival e all'Ashland Film Festival. Della durata di novanta minuti, l'opera prodotta da Masako Tsumura si concentra sulla famiglia Yoshida e sulla distilleria Tedorigawa, che da quasi 150 anni produce saké artigianalmente.

The Birth of Saké mostra dunque un intero ciclo lavorativo, che comincia il mese di ottobre e ininterrottamente si protrae fino al mese di aprile, e in questi mesi una decina di operai guidati dal mastro distillatore e dal giovane primogenito della famiglia Yoshida si ritrovano a condividere lo stesso tetto e a prestare la propria manodopera, al fine di mantenere le millenarie tradizioni della bevanda alcolica derivata dalla fermentazione del riso e conosciuta in tutto il mondo.  
 
The Birth of Saké - Recensione documentario

TRADIZIONI TRA PASSATO E FUTURO

Come sappiamo, il Giappone è tra i Paesi più attenti a preservare le proprie tradizioni, ma nel corso degli anni, come sottolinea il documentario, la globalizzazione ha colpito duramente anche la produzione del saké. All'inizio del XX secolo erano infatti attive più di 4.000 distillerie artigianali sul territorio, ora ne rimangono meno di 1.000, e la distilleria Tedorigawa ha la consapevolezza che solamente un prodotto perfetto può resistere a questo lento ma inesorabile declino.

Il crollo dell'utilizzo di questa bevanda non è imputabile solamente alla grande produzione industriale ma anche ai gusti della stessa popolazione giapponese, soprattutto i giovani, che prediligono bevande gasate, birra e vino al tradizionale saké. La famiglia Yoshida vive quindi un momento estremamente delicato e cerca di favorire i gusti di tutti, da chi preferisce una bevanda più forte a coloro che invece cercano un sapore più delicato, rimanendo però fedele alla tradizione nella preparazione. 

L'ARMONIA PRODUCE UN BUON SAKÈ

Il motto della distilleria, coniato dal mastro distillatore, può apparire come una classica frase fatta, ma ciò che il documentario ci fa comprendere è che nessuna definizione è più corretta di questa. La vita di questi uomini è tutt'altro che semplice, gli artigiani sacrificano la loro stessa esistenza e i loro affetti famigliari al fine di mantenere viva una tradizione tramandata loro da generazioni. Gli spazi in azienda sono ristretti e il lavoro è molto faticoso, meticoloso e non ci possono essere dissapori interni.
È veramente molto interessante scoprire come il documentario ci mostri il lato umano di questo lungo processo, come i protagonisti affrontino con estrema pacatezza e in maniera mite la loro giornata. L'impressione è certamente quella che ognuno di essi non sia un'individualità, ma che tutto il collettivo, sommato, formi un'unica persona.
I protagonisti lavorano con una sinergia unica e dai loro sguardi è facile intravedere fatica, ma anche emozione. Si rimane colpiti dalla dedizione sia di coloro che sono alla loro cinquantesima stagione sia del figlio ventiseienne che, consapevole del fatto che la responsabilità presto sarà unicamente sua, destina la sua intera esistenza alla salvaguardia dell'azienda di famiglia.   
 
The Birth of Saké il lavoro è faticoso ma la tradizione va rispettata

OLTRE L'ARTIGIANO C'È ANCHE L'UOMO 

The Birth of Saké mostra soprattutto uno spaccato culturale veramente marcato della popolazione giapponese. È veramente mirabile come Erik Shirai decida di mostrarci non solo la vita all'interno dell'azienda: con continui balzi temporali fa infatti prendere visione anche della vita dei protagonisti nei restanti mesi dell'anno. Le loro famiglie comprendono che per essi non si tratta di un semplice lavoro ma di una vera e propria missione, e per questo motivo sia le mogli che i figli, nonostante la mancanza fisica nel focolaio domestico, approvano il fatto che questi uomini lascino la loro casa per sei mesi l'anno.

Questi spaccati di vita, a latere della trama principale del documentario, sono probabilmente i passaggi più forti a livello emozionale: vedere un uomo che torna volentieri in distilleria, in quanto è completamente solo al mondo, oppure un padre che non riesce a tenere in braccio il proprio figlio ancora in fasce, perché non viene da esso riconosciuto, gonfiano ulteriormente di commozione gli occhi del telespettatore, grazie a un'introspezione unica. 
 
Gli operai della distilleria in The Birth of Saké

IL LIVELLO TECNICO È INCREDIBILE

Stiamo parlando di un documentario e, seppure in tempi moderni anche i documentari possiedano cospicue risorse, il dispendio non può paragonarsi a una pellicola cinematografica o ad un film per la televisione. Eppure The Birth of Saké si mostra in tutta la sua perfezione tecnica con una cura dei dettagli particolare e con una scenografia di livello assoluto.
La produzione gioca spesso con i colori, destinando scene in bianco e nero alle fasi della lavorazione, mescolandole a scene con colori vivi durante la primavera o nei contesti cittadini e fomentando i grigi durante i momenti drammatici e climaticamente gelidi. Non sono inoltre rari i momenti in cui regna il silenzio assoluto, quando viene addirittura a udirsi la neve che scende inesorabile nel gelido inverno della prefettura di Ishikawa.

La regia dà ampio spazio anche ai volti dei protagonisti, aumentandone la definizione, non lesinando sul sudore della fronte o mostrandoci un sorriso rubato durante un bagno caldo. Tutto questo rende estremamente veritiero ciò che il telespettatore è chiamato a vedere. Il comparto sonoro lascia spesso che sia la musica generata dai lavoratori a urlare, un operaio che mescola il prodotto fermentato piuttosto che il leggero fragore di una tavola imbandita per festeggiare la dura giornata appena trascorsa.
The Birth of Saké rientra dunque nell'eccellenza della categoria dal punto di vista tecnico in ogni comparto, e la decisione, anche in Italia da parte di Netflix, di mantenere la lingua originale è una scelta di assoluto obbligo per preservare tutte le sfumature di questo documentario. 
 
The Birth of Saké è sicuramente un prodotto imperdibile per gli amanti del Giappone e per coloro che vogliono approfondire non solo l'origine della bevanda, ma anche scavare nelle profondità dell'animo umano. Al termine della visione non si può che rimanere estasiati da questi uomini e dalla loro straordinaria perseveranza nel cercare di mantenere in vita una tradizione in declino.
Tutto questo avviene non solo grazie a un lavoro oculato da parte di tutto il comparto tecnico, ma anche grazie agli stessi protagonisti che si sono prestati alle telecamere anche nei momenti di maggiore intimità e dolore.
Chiunque si addentrerà in questo breve viaggio sono certo che non assaporerà questa bevanda, se ne avrà occasione, senza prima pensare alle braccia che gli hanno permesso di sollevare quel piccolo bicchiere.