Nel novembre 2015, Amazon provò a far breccia nel mondo delle serie TV con The Man in the High Castle, un prodotto molto ben curato ma purtroppo anche molto deludente. Nella prima stagione - qui la nostra recensione - i minuti si susseguivano senza avere un obiettivo ben preciso e uno scarso approfondimento degli aspetti sociali, nonostante l'enorme potenziale. La seconda stagione però, nonostante non raggiunga il livello di altri prodotti, si dimostra nettamente superiore alla prima, i cui punti di forza sono l'ampliamento del mondo descritto da Dick e la dualità dei protagonisti. 
 
Nonostante i numerosi problemi di produzione, come l'abbandono di Spotnitz dal ruolo di showrunner, la serie è stata rilasciata in streaming su Amazon Prime Video in italiano lo scorso 10 febbraio. The Man in the High Castle inoltre è già stato rinnovato per una terza stagione.
 
The Man in the High Castle recensione seconda stagione

Trama

Ormai il romanzo originale di Dick è solo un ricordo, la storia ha infatti preso tutta un'altra piega: arrivati a questo punto, però, è probabilmente un bene, poiché The Man in the High Castle sta pian piano costruendo una propria identità, differente dal romanzo. Proseguono quindi le vicende dei diversi protagonisti, in cui ognuno di loro dovrà ricoprire due ruoli spesso inconciliabili tra loro e dovrà rimanere in equilibrio per non cadere. Juliana Crain dovrà lottare sia come ribelle che come spia, senza però appartenere a nessuno dei due; Joe Blake ritornerà nella sua famiglia, diventando sia un patriota che un traditore; John Smith dovrà invece affrontare il conflitto interiore, tra l'essere padre e un gerarca nazista, tra il salvare suo figlio e la sua patria.
 
Joe Blake patriota e traditore

Analisi

Il tema del dualismo, del doppio ruolo e del confronto intra e interpersonale è stato uno dei punti cardine delle produzioni cinematografiche di questo 2016, vedi i film supereroistici. Il doppio ruolo fa da punto cardine anche in questa seconda stagione di The Man in the High Castle, ognuno dei personaggi dovrà confrontarsi con due aspetti di sé. Ruoli mai definiti come buoni o cattivi, nel bene o nel male, ma sempre caratterizzati da una profonda ambiguità. Quali sono i loro limiti, fin dove sono disposti a spingersi per i propri ideali e per le persone a cui tengono? Juliana è disposta ad aiutare i ribelli ad ingannare tutti coloro che la circondano, ma è disposta a dare una possibilità di vita decente al figlio di un gerarca. L'obergruppenführer Smith ha dimostrato più volte di essere un uomo spietato con pochi scrupoli, nel proprio lavoro, ma nonostante questo dimostrerà di avere anche lui un punto oltre al quale non è disposto a procedere. 
 
Sono proprio Juliana e Smith coloro che intrattengono maggiormente, sono i più interessanti e affascinanti con le loro ambiguità e caratteri, è di loro due che vogliamo sapere di più, che vogliamo conoscere meglio. Nonostante tutti i protagonisti giochino sul filo del rasoio con le loro ambivalenze, non si può dire che tutte le storyline siano soddisfacenti allo stesso modo. Tagomi, ad esempio, passa quasi tutta la stagione in una realtà alternativa, che corrisponde poi al nostro reale passato, in cui osserva una vita che avrebbe potuto avere, se gli Stati Uniti avessero vinto la guerra; mentre Frank costruisce falsi reperti e collabora con i ribelli senza un fine ben chiaro. 
 
Discorso a parte va riservato a Joe, il personaggio ha sicuramente un notevole potenziale e un background di tutto rispetto, si trova in situazioni dai risvolti interessanti e il tutto è farcito da tanti bei discorsi, ma al dunque è un personaggio di cui non rimane nulla. Durante l'intera stagione Joe è completamente inattivo. Quando si tratta di fare qualcosa rimane completamente immobile, venendo trascinato dagli eventi e da coloro che lo circondano.
 
Smith è un padre e un gerarca
 
Visivamente la serie è sempre di altissimo livello, anche più della precedente, i luoghi sono ricchi di elementi caratterizzanti, dai piccoli dettagli alle imponenti strutture naziste. Strutture che dominano e opprimono cittadini e spettatori, come l'enorme palazzo di Berlino e l'aula dove Smith e Himmler faranno il loro discorso. Inoltre, se nella prima stagione le conseguenze e gli aspetti sociali del controllo nazista erano solo abbozzati, in questa seconda stagione questo potenziale è stato maggiormente sfruttato, dandoci la possibilità di conoscere meglio questo mondo distopico
 
Infine, il ritmo rimane sempre decisamente troppo lento: purtroppo la serie continua a prendersi tempi eccessivamente lunghi per mostrare le vicende dei personaggi e soprattutto per i drammi interiori dei personaggi, spezzando la narrazione e annoiando lo spettatore.
 
I filmati di un mondo alternativo

Conclusione

The Man in the High Castle si conferma come una delle serie di punta di Amazon, concedendoci una seconda stagione nettamente superiore alla precedente. Vengono superati alcuni difetti della stagione precedente e riconfermati alcuni dei punti di forza. La novità fondamentale di questa seconda parte è sicuramente la dualità che caratterizza tutti i personaggi, che purtroppo non sempre viene sfruttata a dovere. Alla fine sono due o tre le storie veramente intriganti. Peccato poi per il ritmo sempre inutilmente troppo lungo.

Trailer