Dopo una prima annata poco convincente, 1993 riesce a migliorarsi. Non era una sfida improponibile, non ci piacque affatto il suo predecessore, ma la serie televisiva ha fatto tesoro di tutti i difetti presenti in 1992 e ha cercato di porvi rimedio. Non siamo ai livelli di una produzione americana di prim'ordine - e sarebbe stata una richiesta impossibile da esaudire -, ma la strada intrapresa è quella corretta. Abbiamo oltrepassato la boa di metà percorso di quella che sarà una trilogia e gli intrecci relativi ai personaggi si sono intensificati trasformando 1993 in un racconto più privato che pubblico. L'impronta di quegli anni rimane ancora molto forte, non si lesinano infatti i momenti di narrazione di cronaca accaduta realmente, ma nel privato scacciamo via l'egocentrismo di Leonardo Notte in favore di tutti gli altri protagonisti e vediamo con il contagocce Beatrice Mainaghi - dato il cliffhanger finale siamo propensi a credere che se ne siano voluti sbarazzare gli sceneggiatori -, che erano due dei principali difetti del capitolo precedente.  

1993: recensione serie TV

LA TRAMA DI 1993

Leonardo Notte cerca di convincere Silvio Berlusconi a fondare il suo partito, mentre il pubblicitario intraprende una relazione molto intensa con Arianna, l'ex moglie di Rocco Venturi che lui stesso ha ucciso. Il cadavere però viene alla luce e Luca Pastore arresta Leonardo. L'uomo passa due mesi in carcere e per uscirne ha un'unica soluzione: uccidere ancora. Grazie ad Antonio Di Pietro e alle sue indagini vi sono infatti numerosi clienti scomodi per la mafia in prigione e Leonardo, con il rischio di passare in galera venti anni della sua vita, paga un extracomunitario per uccidere un uomo al posto suo. La mafia ringrazia Leonardo facendolo uscire, ma in questi due mesi le cose sono cambiate molto e Berlusconi non intende servirsi più di Leonardo, oltre al fatto che Arianna non crede alla sua innocenza. Notte va così dall'antagonista di Berlusconi, Massimo D'Alema, e fa leva sulle sue vecchie amicizie del passato per raccogliere informazioni da consegnare al Cavaliere per rientrare nelle sue grazie. Quando si presenta alla convention di Forza Italia con una registrazione scomoda che incolpa il partito antagonista di tangenti, Leonardo viene raggiunto da un proiettile sparato da Arianna, che vuole vendicarsi della morte del suo ex marito. 

Luca ottiene il benestare di Di Pietro per la sua inchiesta personale legata alla malasanità. Il ragazzo è molto malato, ma trova forza attraverso una relazione con Eva, anch'essa sieropositiva. Dopo aver raggiunto e inquisito tutti i vertici delle case farmaceutiche ed aver convinto Beatrice Mainaghi a testimoniare contro suo padre, Luca lascia l'Italia per trascorrere ciò che gli resta da vivere a Panama, con Eva. Nel frattempo Beatrice accudisce suo fratello Zeno, mandandolo in una clinica per disintossicarsi. Il ragazzo rinsavisce e appoggia la decisione di Beatrice di costituirsi. All'ultimo, però, è lui stesso a tradirla appoggiando la mafia e favorendo la sua uccisione e quella di Luca che, a differenza di Beatrice, riesce a salvarsi. Pietro Bosco è mal visto da Umberto Bossi a causa del suo estro in pubblico. Dopo aver rotto i rapporti anche con l'amico Gianni Bortolotti, Pietro frequenta i salotti romani ed aiuta il padre a sanare i suoi debiti prendendo una tangente. Nel finale gioca sporco avvisando Bossi del malumore di alcuni membri del partito che non appoggiano la sua idea di candidarsi al fianco di Silvio Berlusconi. Veronica Castello, infine, è vittima di un attentato terroristico ordito nei confronti di Maurizio Costanzo e sua moglie Maria De Filippi. Quando rinviene comprende che la carriera di showgirl non può durare a lungo e decide di raccontare tutte le sue tresche amorose in un romanzo. La donna non disdegna l'arrivismo attraverso i rapporti sessuali, ma dopo aver compreso che il racconto nuocerebbe a tutti i suoi amanti decide di candidarsi in politica al fianco di Silvio Berlusconi. 

1993: recensione

MENO FICTION ALL'ITALIANA E PIÙ SERIE TELEVISIVA INTERNAZIONALE   

Nella prima stagione ciò che vedevamo appariva poco credibile, soprattutto nelle dinamiche che rappresentavano i protagonisti. La storyline che aveva riguardato Bosco sembrava campata in aria e raffigurata da così tanti stereotipi che ne avevamo perso il conto, e lo stesso Leonardo Notte appariva come il non plus ultra, costruito tra vizi e frasi fatte che non vedevamo dai tempi di Radio Freccia - ancora abbiamo nella mente i dialoghi pesanti e filosofici tra Leonardo e sua figlia Viola, a dir poco inutili. In 1993 tutto ciò viene meno, fortunatamente, e Leonardo appare un personaggio fragile, debole, comunque arrivista ma frenato dai suoi stessi limiti. Non può avere tutto, tanto meno l'amore ad ogni schiocco di dita. Questo volare più a contatto con la terra ferma ha cambiato radicalmente le dinamiche della serie televisiva ed ha portato il vero protagonista al livello degli altri personaggi. Il prodotto si è quindi mostrato più corale, più attento alle introspezioni, che non sempre sono state supportate da buone interpretazioni ma che perlomeno hanno reso 1993 più credibile, meno fiction all'italiana enfatizzata e più serie televisiva internazionale. 

SI SENTE L'ATMOSFERA DEGLI ANNI '90

Un altro grosso passo avanti è stato fatto anche riguardo alle sensazioni ed ai sentimenti trasmessi al telespettatore. Denunciavamo infatti in 1992 un mancato approccio alle atmosfere anni '90, se non per Non è la RAI in TV, una maglietta di Twin Peaks e la densa coltre di fumo ad ogni scena. Le tre peculiarità non sono mancate, anzi si sono rafforzate con omaggi di cinema, video musicali e colonna sonora, ma soprattutto con le conseguenze sui protagonisti. Vediamo infatti carceri colme di persone dal colletto bianco, una televisione che si interessa ai fatti di cronaca, una situazione politica instabile dove Silvio Berlusconi emerge come "il nuovo che avanza", che sfrutta le lacune di una classe politica corrosa dallo scandalo di Tangentoli per proporre qualcosa più corale, più popolare, che unisce. Si vive lo spirito degli anni '90 e lo si fa comprendere al telespettatore. Lo stesso D'Alema deride queste intenzioni, che come sapremo poi saranno invece vincenti, ma 1993 è, diversamente dal predecessore, un prodotto non politicizzato, che non racconta solo ciò che vorrebbe raccontare e che non prende posizioni, si attiene ai fatti.  

Recensione 1993

A LIVELLO TECNICO LE INTERPRETAZIONI SONO L'ASPETTO NEGATIVO

Abbiamo elencato molti lati positivi di questa stagione, ed anche a livello tecnico ci sono state delle migliorie legate alla regia che non sono passate inosservate. L'idea di mostrare frame di repertorio reali come la deposizione di Bettino Craxi, ad esempio, hanno aiutato ad immergersi nel dramma politico, a renderlo vivo nella mente. Colonna sonora, scenografia ed ambientazioni rimangono sempre di ottima fattura, così come la fotografia. Il neo più evidente rimane quello legato alle interpretazioni, di cui 1993 raccoglie eredità dalla prima stagione. Se da una parte abbiamo ottime e confermate performance di Domenico Diele, Stefano Accorsi e Antonio Gerardi, a cui aggiungiamo le new entry Laura Chiatti e Miriam Leone, quest'ultima molto migliorata in questi 14 mesi, dall'altro lato abbiamo alcuni attori che non riescono a tenere il passo. Forse nella scelta dei casting, considerando i validi attori presenti nel nostro Paese, si sarebbe potuta alzare l'asticella ad un livello superiore, al fine di rendere il prodotto maggiormente appetibile anche oltre Oceano. Troviamo infatti difficile ipotizzare che in dramma politici come House of Cards West Wing si sarebbe affidato un ruolo anche minore ad interpreti come Tea Falco, Guido Caprino, Eros Galbiati o Giovanni Ludeno

CONCLUSIONI 

Siamo sorpresi in positivo dal cambiamento radicale di 1993. Era difficile fare peggio della prima stagione, questo è vero, ma il risultato finale è stato di un livello molto più alto delle aspettative. Non solo la serie televisiva si è migliorata facendo leva sui difetti mostrati in precedenza, ma ha proprio migliorato le storyline legate ai personaggi, che risultano più interessanti e accattivanti. Non sappiamo ancora se consigliarne a tutti la visione, certo è che se si riuscisse a superare il primo capitolo tutto sarebbe in discesa, ma occorre vedere come la produzione deciderà di concludere la trilogia che, dati i cliffhanger finali, preannuncia un finale ricco di eventi. A 1992 avevamo regalato un 55/100, che fu concesso con una mano sul cuore in virtù della bandiera che portava la serie televisiva. Il miglioramento è stato così netto, tranne che per le interpretazioni, che ci sentiamo di promuovere appieno questa seconda stagione.