Chiamatemi Anna (Anne, intitolato Anne with an "E" su Netflix) è arrivato qui da noi il 12 maggio sulla piattaforma di NETFLIX , dopo essere andata prima sulla tv canadese con ottimo riscontro. Anna torna in tv dopo una serie piuttosto riuscita nel 1985 e un remake cinematografico deludente nel 2016, e torna con varie frecce al suo arco come la vincitrice dell'Emmy Moira Walley-Beckett (Breaking Bad) in qualità di creatrice e showrunner dello show

Marilla e Matthew Cuthbert, sono due anziani fratelli. Non si sono mai sposati, quindi vivono assieme in una fattoria chiamata "Green Gables" ad Avonlea, cittadina rurale dell'Isola di Prince Edward in Canada. Matthew sta invecchiando ed ha il cuore malato, e dal momento che non ha mai avuto figli, decide di adottare un ragazzo per avere un aiuto nel faticoso lavoro dei campi.Per un disguido, dall'orfanotrofio al posto del ragazzo arriva Anna, fuori di sé dalla gioia di aver trovato finalmente una casa e una famiglia.

La storia la conosciamo, grazie in primis all'adattamento animato della Nippon Animation risalente al 1979, parte del progetto dei "meisaku" (World Masterpiece Theater) e curato da Isao Takahata alla regia e da Hayao Miyazaki alle scenografie e al layout.

Era dunque necessario questo nuovo adattamento? La mia risposta non s può essere che si, era necessario dare nuova vita al celebre romanzo di Lucy Maud Montgomery e al suo persoaggio che ha ancora moltissimo da dire e da dare a uno spettatore.

I sette episodi di questa serie canadese denunciano le sofferenze di una bambina di fine Ottocento che entra ed esce dall’orfanotrofio con eccessiva frequenza.
una bambina che cerca di superare un passato fatto di violenze ed abusi. “Preferisco immaginare che ricordare” dichiara la giovane in una delle prime scene della serie, una frase che racchiude la sofferenza di Anna che, infatti, risulta affetta da disturbo post traumatico da stress, come è evidente dai momenti di estraneamento dalla realtà in cui rivive i maltrattamenti subiti.
 
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La svolta in qualche modo oscura di Anna si deve appunto alla sceneggiatura di Moira Walley-Beckett, che ci racconta i sogni e le speranze di una bambina orfana sin dai primi mesi di vita, che ha sempre lavorato senza mai aver avuto la possibilità di andare a scuola (se non durante i brevi periodi in cui è stata in orfanotrofio) e non ha mai potuto concedersi quella spensieratezza dei suoi coetanei più fortunati. Quella di Anna è un’infanzia negata.
La giovanissima attrice Amybeth McNulty è presentata come la perfetta Anna per una nuova generazione di spettatori." regalando fin da subito delle emozioni contrastanti allo spettatore. Questa Anna infatti, all'inizio ci risulta davvero una rompiscatole con il suo continuo chiacchiericcio eppure pian piano ci entra nel cuore grazie ad una interpretazione credibile e a una fisionomia che non può che riportarci alla memoria il cartone della nostra gioventù.
Ma da lodare anche la parte di Marilla portata sullo schermo dall'attrice inglese Geraldine James, vista recentemente nel film di Star Wars Rogue One.

Suggerisco a tutti questa serie anche per la splendida fotografia che si intravede già da subito nel trailer italiano. La serie è stata infatti girata nei luoghi originari del romanzi. Altra curiosità è che, a differenza del romanzo originale, la storia tratterà anche temi piuttosto moderni come sessismo, bullismo e pregiudizio e anche l'amore omosessuale ma sempre con quel tocco retrò in cui ritrovare il personaggio della nostra infanzia.
 Un motivo in più (dato che non lo dico nel video) per dare una chance a questa nuova Anna dai capelli rossi in attesa di una seconda stagione che pare quanto mai scontata.

Lo sapevi che: La sequenza d’apertura è stata creata dallo studio grafico Imaginary Forces, lo stesso dietro l’intro di Stranger Things, Jessica Jones e Mad Man. L’artista Brad Kunkle ha realizzato otto dipinti ad olio su legno e lino. Gli ci sono volute circa tre settimane per completarli. In 40 secondi, la sequenza si muove dall’inverno all’estate, attraversando tutte le quattro stagioni. È il percorso emotivo (nonché fisico) della protagonista dal gelo dell’orfanotrofio al calore famigliare. Il passero, raffigurato capovolto nell’inverno, per l’autunno ha ritrovato il suo equilibrio. Come Anna.
Le frasi più celebri del romanzo di Lucy Maud Montgomery appaiono intagliate nei rami che decorano ogni scena evocando la profonda connessione di Anne con la natura.
Sono state le showrunner Moira Walley-Beckett e Miranda de Pencier a scegliere le citazioni, ma l’idea iniziale di inserirle nei dipinti è stata di Kunkle ( da mindcookies.it)