È tornata Narcos, in questa stagione orfana del suo personaggio cardine, Pablo Escobar, interpretato magistralmente da Wagner Moura nelle prime due stagioni. La preoccupazione maggiore per i fan della serie televisiva era quella di accusare troppo la sua mancanza, ma in fin dei conti chiunque era certo che il prodotto Netflix non avrebbe deluso. La serie televisiva ha la premura di descrivere la lotta al narcotraffico dalle origini fino ai giorni nostri, perciò Pablo Escobar ed il cartello di Medellin non potevano avere l'esclusiva se ci si prefiggeva questo obiettivo. Si resta in Colombia, come annunciato al termine della seconda stagione, per combattere il cartello di Cali, che opera in maniera diametralmente opposta a quanto fatto da Escobar e sicari. Una stagione ricca di adrenalina, eventi, azione e con un comparto tecnico semplicemente straordinario. Narcos está de vuelta! 

Narcos recensione terza stagione

LA TRAMA DELLA TERZA STAGIONE DI NARCOS

Con la morte di Pablo Escobar, il cartello di Medellin si sgretola e al suo posto subentra nel traffico di cocaina dalla Colombia verso gli Stati Uniti il cartello di Cali, che di fatto collaborò con il Governo colombiano e la DEA per arrivare a debellare la minaccia di Escobar. A differenza di Medellin, Cali ha quattro padrini a comandare le operazioni: Gilberto Rodríguez Orejuela,  Helmer "Pacho" Herrera, Miguel Rodríguez Orejuela e José Santacruz Londoño. I quattro operano in totale libertà sul territorio senza grossi antagonisti ma soprattutto in una sorta di tutela che Governo e polizia locale concedono loro. Cali ha di fatto comprato tutti: ha nel proprio libro paga chiunque abbia potere decisionale in Colombia, dal semplice agente di polizia fino alle più alte cariche istituzionali. Persino la DEA, con a capo Javier Pena, non si sta battendo per debellare la minaccia. Per questo motivo il leader Gilberto Rodriguez a sorpresa propone ai propri soci in affari di costituirsi, di uscire dal traffico di cocaina per sempre collaborando con il Governo, che in cambio lascerebbe loro i soldi guadagnati in questi anni. Verranno condannati a pene minime, si faranno qualche periodo in carcere, ma attraverso gli agganci potranno avere libero accesso a tutto quello che desiderano. Ultimato questo "processo farsa" si godrebbero la meritata pensione nella legalità. Purtroppo per lui i suoi soci non sono pienamente convinti della decisione e Javier Pena non intende restarsene con le mani in mano.     

MENO DISPIEGO DI MEZZI MA UN POTERE ILLIMITATO

Che Cali sia differente dal cartello di Medellin lo abbiamo già detto - e ce lo dice la storia. In questa stagione vediamo un dispiego di mezzi e sicari molto minore rispetto a quanto visto nei capitoli precedenti sotto l'egemonia di Escobar. Non si vede soprattutto la "popolazione soldato", che di fatto era il principale ostacolo della polizia colombiana. El Patron era semplicemente braccato mentre i padrini di Cali hanno molta più libertà d'azion. Tutto ciò avviene perché Cali ha comprato l'omertà della Colombia intera, che non vuole più spargimenti di sangue come avvenuto negli anni precedenti e si rende conto che il narcotraffico non solo è un fenomeno inarrestabile, ma anche un impiego molto remunerativo per tutti. La cocaina garantisce lavoro per una gran parte della popolazione e per questo motivo in Colombia le istituzioni agevolano l'operato del cartello.    

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L'EROE È CHI NON TI ASPETTI

Che Javier Pena se ne stesse fermo senza fare nulla ci abbiamo creduto meno di dieci secondi. Colui che è divenuto celebre per aver debellato la minaccia di Medellin non poteva certo fingere che tutto andasse per il verso giusto ora - anzi, è stata proprio la DEA per certi versi a consegnare le chiavi del potere a Cali. Javier Pena è un personaggio che abbiamo già avuto modo di conoscere in passato, ma in questa stagione è stato maggiormente messo al centro dell'obiettivo, più protagonista - data l'assenza del collega Steve Murphy - e più esperto sul campo. Ciononostante, la sua audacia sarebbe vana senza altre persone che ne appoggino la causa. Mentre gli agenti Chris Feistl e Daniel Van Ness sono paragonabili al tandem formato da Pena e Murphy nella prima stagione - quindi troppo acerbi ma comunque volenterosi -, il personaggio che emerge di più è quello di Jorge Salcedo, appoggiato dalla grande interpretazione di Matias Varela. L'uomo è un abile addetto della sicurezza che vuole abbandonare il cartello per il bene della sua famiglia, ma Cali non vuole perdere i suoi servigi. È proprio Salcedo a sbloccare il processo che porterà la DEA ad estirpare la minaccia. Grazie agli sceneggiatori siamo riusciti ad addentrarci appieno nel suo personaggio, con una storyline molto interessante che di fatto ha generato gran parte dell'adrenalina vista in questo capitolo.
 
Recensione terza stagione Narcos

LA CONFERMA DELLA QUALITÀ

Se il modo di operare dei cartelli è cambiato, ciò che non è affatto cambiata è la cura della produzione di Narcos. Scenografia, regia e fotografia ci hanno fatto nuovamente addentrare in una realtà con assoluta credibilità. Abbiamo abbandonato gli scenari naturali e ci siamo immersi maggiormente in quelli cittadini della città di Cali, comunque ben riusciti con panoramiche molto intense. A condire il susseguirsi di eventi vi è stato inoltre l'aspetto sonoro che abbiamo trovato addirittura migliorato (v. riguardarsi le azioni che hanno portato alla liberazione di Christina Jurado o il primo tentativo di arresto di Miguel Rodriguez). La sceneggiatura è stata brava ad aprire a diversi comprimari - descrivendo abilmente anche le vite dei padrini del cartello -, ed ha ribattuto la strada del mostrare i personaggi femminili, con successo questa volta parziale. La rappresentante era Maria Salazar - che di fatto raccoglieva l'eredità di Tata Escobar e Hermilda Gaviria, moglie e madre di Pablo Escobar -, ma in fin dei conti ne raccogliamo solo un esempio di donna del cartello che vende il proprio corpo in cambio di protezione, passando da un leader all'altro a seconda dell'occasione. Una storyline troppo scarna quando hai tra le mani una donna apparentemente forte con ampi margini di narrazione come la madre di Salazar e il suo cartello. 
 
Con Narcos abbiamo percorso quasi un ventennio di lotta al narcotraffico, ma sappiamo di essere solamente a metà strada. Nella prossima stagione si volerà in Messico - crediamo che si andrà a combattere il cartello di Sinaloa comandato da Joaquin "El Chapo" Guzman Loera -, consapevoli che la qualità della serie televisiva resterà immutata capitolo dopo capitolo. Una stagione molto intensa ed interessante che ha intrattenuto e mostrato dei fatti storici quasi a livello documentaristico, mantenendo le sue caratteristiche che l'hanno fin qui sempre premiata, come la lingua originale o il mostrare video di repertorio. Insomma, quando arriva la prossima stagione?