Durante la 74° edizione della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, Netflix ha presentato la sua prima opera italiana, l'attesissima Suburra, che verrà distribuita nel Mondo il 6 Ottobre. La serie si pone come prequel dell'omonimo film del 2015, basato sul romanzo di Giancarlo De Cataldo e Carlo Bonini. Le nostre prime impressioni sui primi due episodi, diretti da Michele Placido, sono positive, e Suburra è destinata a far parlare di sé.
 
Suburra recensione in anteprima dei primi due episodi

La storia: Stato, Clero e mafia

 
"Sto posto non cambia da duemila anni, patrizi e plebei, politici e criminali, mignotte e preti. Roma."
 
Perfetta la definizione di Suburra ad opera di Francesco Acquaroli, che interpreta il Samurai (nel film il ruolo era di Claudio Amendola). A muovere il tutto è infatti la sete di potere, di ricchezza, di comando, una sete che abbiamo visto più volte nelle moderne produzioni televisive – dall'americana House of Cards alla nostrana Gomorra. Suburra si apre con le dimissioni del sindaco Marino (nel film erano quelle del Papa), le quali lasciano un vuoto alla guida di Roma. Il vuoto non è solo istituzionale, ma anche simbolico. Sono giorni di rapidi cambiamenti e tutti pretendono una fetta di Roma, possibilmente la fetta più grande. Il potere politico, religioso e criminale si scontrano tra loro e le armi sono denaro, sesso, droga, posizioni chiave e violenza in abbondanza. La storia di Suburra prende spunto dalla realtà, senza però discostarsene troppo. È un continuo intrecciarsi tra eventi fittizi e eventi reali, andando a toccare tanti temi importanti della città e non solo. Dalla politica corrotta alla criminalità romana e ostiense, dalle infiltrazioni mafiose nel centro-nord agli scandali della Chiesa. 
 
La storia ruota attorno ai terreni di Ostia, nelle mire delle famiglie mafiose del sud, per la costruzione di un porto. Le famiglie ostiensi devono lasciare i terreni, i politici devono dare il consenso, la mafia zingara deve stare al posto suo e il clero deve metterci i fondi. A tirare i fili di tutto, c'è il Samurai. La trama principale è quindi sostanzialmente la stessa del film, ma è grazie al tipo di formato che la serie può arrivare dove il film era limitato. La serie ha la possibilità – e la sfrutta – di sviluppare numerose sottotrame, tra le quali spicca la strana squadra composta da Numero 8 (Alessandro Borghi), Spadino (Giacomo Ferrara) e Lele (Eduardo Valdarnini).
 
Il ritmo della narrazione parte lento per poi accelerare molto velocemente, forse in alcuni casi anche troppo. Su alcune situazioni avrebbe giovato soffermarsi più tempo. Ricordiamo però che la serie ha 10 episodi per raccontare 20 giorni di vicende. Il vuoto va riempito rapidamente.
 
Criminalità e Chiesa

 Il territorio: Roma centro, Ostia e musica

Un elemento distintivo delle produzioni italiane di livello è il territorio nel quale si muovono i personaggi e si dipanano le storie. In un paese come quello italiano, composto da paesaggi, città, tradizioni culturali e culinarie e dialetti così variegati, non possono che essere fondamentali i luoghi (vedasi la Sicilia per Montalbano, Napoli per Gomorra, Roma per Lo chiamavano Jeeg Robot e Romanzo Criminale). 
 
Suburra segue la stessa linea, rendendo il territorio parte integrante e fondamentale della storia. La Suburra da cui la serie prende nome è un quartiere centrale e storico della città, il quartiere del sottoproletariato, malfamato e criminale ai tempi dell'antica Roma, che nei secoli si è ripulito divenendo uno dei quartieri più rinomati della città, abitato da gente facoltosa e politici, vista la sua posizione. Le telecamere ci regalano quindi scorci della città eterna, monumentali e affascinanti, nello stile de La Grande Bellezza, come la Piazza di San Pietro dall'alto e le strade del centro storico. Allo stesso tempo, però, mostrano anche il degrado e la miseria in cui versano alcune zone centrali della città, come le strade intorno alla stazione Termini. 
 
Suburra non si svolge però solo nelle zone centrali della città, bensì in tutto il territorio romano. Il luogo cardine della storia è Ostia, "il mare di Roma", frazione litoranea della città, ricca di stabilimenti balneari e locali notturni. Apparentemente sembra una zona turistica e solare, in realtà Ostia e le spiagge limitrofe possiedono un lato nascosto non proprio pulito.
 
Un ulteriore strumento di connessione con il territorio è dato dalle musiche: se in Gomorra gli episodi si concludevano con Ntò & Lucariello che cantavano "Nuje Vulimme 'na speranza", in Suburra gli episodi si concludono con "7 peccati capitale" (da cui è tratta la frase del sottotitolo) del cantante romano Piotta, insieme a Il Muro del Canto, noti musicisti della scena underground romana. 
 
Spadino interpretato da Giacomo Ferrara
 

I personaggi: Numero 8, Spadino e Lele

I tre ragazzi Numero 8, Spadino e Lele, tutti con una storia e un background familiare differente tra loro, che quasi per caso si trovano a collaborare, sono i veri protagonisti della serie. È la nuova generazione, composta da tre ragazzi tanto diversi ma allo stesso tempo tanto simili. Cercano tutti di trovare il proprio posto nel mondo che desiderano loro. Numero 8 è figlio di un criminale ostiense che vuole mostrare quello che vale e creare il proprio giro, ma non riceve la giusta fiducia dal padre. Il personaggio era presente anche nel film ed era interpretato dallo stesso Alessandro Borghi. Nel film era più maturo, sapeva già come muoversi e comportarsi, qui è ancora alla ricerca di sé stesso. Non è ancora l'uomo che diventerà in futuro, è ancora pieno di contraddizioni. Borghi riesce a tornare alle origini del personaggio grazie anche ad un cambio di look, capelli biondi sparati e occhi spiritati. 
 
Spadino, interpretato da Giacomo Ferrara, è il figlio del più potente clan zingaro della città, costretto a sposarsi con una donna per la quale non prova nulla soltanto per accrescere il potere della propria famiglia. Un ragazzo spesso sopra le righe e estremamente eccessivo, ma che nasconde profonde debolezze.

Infine c'è Lele, Eduardo Valdarnini. Figlio di una famiglia tradizionale, destinato ad entrare nelle forze dell'ordine come il padre, ma che non ne ha la minima intenzione. Al contrario desidera passare dall'altro lato della legge, un lato più selvaggio, divertente e dai guadagni più facili. Ben presto capirà che sta entrando in un mondo fatto di violenza e sporcizia. 
 
Numero 8 è ancora immaturo

Conclusione

Suburra ricalca il solco tracciato dal film da cui è tratto e da Gomorra - La serie, mostrando le contraddizioni interne del panorama italiano e soprattutto romano. La trama riprende quella del film, del quale si pone come prequel, ma ampliando notevolmente le sottotrame e le storie dei diversi personaggi in un continuo intrecciarsi con la realtà. Ottimo anche il legame con il territorio, punto importante nelle produzioni di livello italiane, nel quale si muovono i personaggi. Fondamentale anche il contributo delle musiche. Interessante, inoltre, è il confronto tra Numero 8, Spadino e Lele, provenienti da mondi diversi ma con interessi simili, grazie anche alle capacità dei rispettivi interpreti.

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