Nell'estate del 2016 il mondo si è appassionato all'incredibile avventura che ebbe luogo nell'ottobre del 1983 nella fittizia cittadina di Hawkins e che fece rivivere sul piccolo schermo le atmosfere tipiche del cinema sognante di quell'epoca. Nell'autunno del 2017 i fratelli Matt e Ross Duffer consci degli impietosi confronti con la prima stagione, le altissime aspettative da ripagare nei confronti del pubblico e la loro stessa eredità da raccogliere, ci riprovano riportandoci lì un anno dopo, nel 1984, per l'Halloween più spaventoso di sempre.

La seconda stagione di Stranger Things riuscirà nel difficile compito di eguagliare e superare l'instant classic che divenne la prima? Scopriamolo insieme.
 
E chi chiamerai?
 
È il 1984, ed i cittadini di Hawkins, Indiana, stanno ancora combattendo con gli orrori del Demogorgone ed i segreti del Laboratorio. Will Byers è stato salvato dal Sottosopra ma un'entità più grande e sinistra minaccia coloro che sono sopravvissuti.

Per aggirare la crescita dei suoi giovanissimi protagonisti, sapientemente si è scelto di ambientare la storia dei nuovi episodi un anno dopo gli eventi della prima stagione, cosa che ci permette di vedere cos'è successo ai nostri beniamini e come siano cambiati nell'arco di questo lasso di tempo. Se per alcuni di essi la vita in un modo o nell'altro è andata avanti, per molti altri invece il lascito dell'esperienza subita continua ad esercitare drammatiche conseguenze psicologiche, e qui arriviamo al primo tema portante di questo secondo atto, la crescita. Quando ci avevano promesso che la seconda stagione sarebbe stata più cupa e disincantata, gli autori non mentivano: la perdita dell'innocenza equivale ad una presa di responsabilità e consapevolezze, una ribellione interiore (manifestata ad esempio attraverso le parolacce, largamente più presenti che in passato)oltre che alla scoperta dell'altro sesso, tematica che Mike ed Undici (su di loro torneremo poi) avevano già cominciato ad esplorare nel corso della prima stagione e che in questa letteralmente esplode, e che quest'anno toccherà inaspettatamente anche Dustin e Lucas portandoli al centro di un triangolo amoroso con la new entry Mad Max. I sentimenti pervadono anche i ragazzi con il triangolo sentimentale tra Steve, Nancy e Jonathan -quest'ultimi premiati dalla freschezza e la leggerezza che permea due personaggi notoriamente musoni, ed al contempo penalizzati dalla scontatezza della risoluzione del triangolo stesso, a differenza di Steve, ma anche di lui parleremo tra poco- e gli adulti, in quanto anche Joyce dopo lo stress patito per la scomparsa di Will, cosa che l'ha resa iper-protettiva e paranoica, si spinge alla disperata ricerca di un rifugio, che trova in Bob, un nuovo personaggio, l'ex-compagno del liceo interpretato da Sean Astin (sì, il Mikey de I Goonies, pellicola cult anni '80 a cui la serie deve moltissimo), dolce, paffutello ed intellettuale, l'opposto di un altro fan favorite, il Capo Hopper. Un diverso tipo di sentimento avvicina proprio lo Sceriffo ad un altro personaggio, Undici: come la sequenza finale della prima stagione aveva lasciato intendere (ci riferiamo a quella in cui il burbero capo della Polizia di Hawkins lascia degli Eggos nella foresta nella speranza che lei, rediviva, possa cibarsene), i due sono finiti col convivere insieme dando vita ad una famiglia disfunzionale, in cui sono rispettivamente padre e figlia, volti a sopperire l'uno le mancanza dell'altra. Infatti, Hopper in Undici rivede la figlia perduta, mentre Undi in lui vede un padre amorevole e protettivo, eppure i conflitti nati dalla cattività prolungata e forzata della ragazza, esiliata proprio per non farla cadere nelle mani del Governo che l'ha cresciuta come un'arma militare (o peggio, a spingere gli odiati sovietici a replicare l'esperimento facendo di meglio), la porteranno dapprima ad impazzire all'idea di non poter vedere Mike se non tramite i suoi poteri, e successivamente a fungere da innesco per una delle storyline più importanti della stagione: una ricerca delle proprie radici che la spingeranno inesorabilmente ad avventurarsi lungo quello che si rivelerà essere un importante percorso di formazione (oltre che la motivazione ideale per tenere lontana da Hawkins quanto basta l'unica persona capace di fermare in quattro e quattr'otto tutto ciò che da lì a poco si scatenerà nelle viscere della tranquilla cittadina di provincia), volto anche a fornire alcuni dei tasselli fondamentali delle origini del personaggio alla base della mitologia della serie.

"Uno dei temi portanti della seconda stagione è la crescita, la perdita dell'innocenza equivale ad una presa di responsabilità oltre che alla scoperta dell'altro sesso."


Sì, vabbè... ma sempre e solo sentimenti? E la trama?
Effettivamente quanto scritto sino ad ora farebbe supporre che lo show sia mutato cambiando completamente genere, ma vi rassicuriamo: non è assolutamente così. L'insistenza di Netflix nel concepire una stagione di nove episodi anziché otto e l'incredibile successo ottenuto capace di ripagare il budget impiegato, dà implicitamente per certa una terza stagione, cosa che permette ai Duffer, di investire maggiormente sullo sviluppo dei personaggi. Per questo conosciamo finalmente anche le famiglie di Dustin e Lucas, e famigliarizziamo coi nuovi personaggi: i sopra citati Bob, Max ed il suo fratellastro Billy, che in fruizione a quello che probabilmente è il personaggio migliore di questa seconda seconda stagione, uno Steve redento e fiorito a nuova vita grazie alla vicinanza con Nancy e i ragazzi (la bromance scorre potente tra lui e Dustin), subentra come nuovo ed insopportabile bullo, capace di incarnare i peggiori stereotipi dei villain dei film liceali anni '80. Nessuno di questi personaggi tuttavia, sovrasta il cast storico, anzi, sembra quasi sia stato inserito esclusivamente per portare avanti la trama principale al punto che salvo qualche accenno di background volto a contestualizzarne atteggiamenti del caso, sappiamo poco o nulla di loro. Questo ci fa presumere che la natura pseudo-antologica alle basi della prima stagione siano state abbandonate nella previsione di costruire un universo narrativo ed esplorarne meglio le dinamiche in futuro.
 
Scegli una maschera, si comincia!

Fulcro della trama principale dei nuovi episodi è l'unico personaggio di cui non abbiamo ancora parlato, Will Byers. Nel primo atto l'intera vicenda è ruotata attorno al suo salvataggio, cosa che ha costretto il bambino ad un ruolo ricorrente in buona parte degli episodi -anche per non calare subito il velo di mistero che rendeva tanto accattivante lo show-, questa volta Will sarà però al centro dell'attenzione e contro la sua volontà, diverrà tramite con cui l'entità che domina il Sottosopra si manifesta. Per questo possiamo sostenere che, se nella prima stagione era Will ad essere entrato nel Sottosopra, stavolta è il Sottosopra ad essere entrato dentro di lui: l'entità ci viene presentata come una sorta di virus, capace di diffondersi tramite altri organismi e proliferare così a macchia d'olio; ciò è sulla carta l'espediente narrativo ideale per una minaccia che cresce in maniera esponenziale man mano che la storia prosegue, senza comunque risparmiarsi nel frattempo, di sequenze horror ed action con un'ottima CGI (sappiamo che una carezza a Dart l'avreste data anche voi!). Questo cambiamento porta Joyce allo stremo, al punto che per salvare il suo piccolo bambino che nel corso della prima parte della stagione ha protetto e scortato praticamente ovunque per timore qualcuno glie lo portasse via di nuovo, è costretta nella seconda a torturarlo e fargli del male per liberarlo dallo sgradito ospite (la madre che lascia andare il proprio figlio per altro, è un perfetto esempio di simbolismo che si riallaccia alla sopra citata crescita con cui abbiamo inaugurato questa recensione).

"Se nella prima stagione era Will ad essere entrato nel Sottosopra, nella seconda è il Sottosopra ad essere entrato dentro Will."


Sarebbe stato facile riproporre la stessa formula della prima stagione, invece ci sentiamo di elogiare la scelta di Netflix di uscire dalla propria comfort zone per proporre qualcosa di molto diverso dalla prima stagione, cosa che comprendiamo già a partire dalla primissima sequenza della premiere che ci porta a Pittsburgh, in Illinois, per farci capire che quest'anno la storia sarà molto più grande e non riguarderà più solo Hawkins. Le dichiarazioni d'amore agli anni '80 continuano, ma sono meno plateali e più implicite: ad eccezione della splendida colonna sonora capace di marcare insieme ad una regia sempre attenta atmosfere retro ed al contempo d'avanguardia; tolti dai primi episodi Ghostbusters e Terminator (messi più che altro per farci capire due cose, la prima è che ci trovavamo nel 1984, non più nell'83, la seconda è che Halloween è arrivato), le citazioni che imperversano sono figurative ed inserite qua e là nella sceneggiatura; dal cinema (Nightmare, Gremlins, Alien, E.T., L'Esorcista, Mad Max etc...), ai videogiochi (Dragons Lair, Centipede, Dig Dug). Questo cambiamento insieme alla scelta di focalizzarsi maggiormente sui personaggi si è rivelata indispensabile in quanto il pubblico che aveva amato visceralmente la prima stagione, ormai era preparato: sapeva degli esperimenti, di Undi e dei suoi poteri, del Demogorgone e del Sottosopra. Essere a conoscenza di queste dinamiche priva per forza di cose gli spettatori del sense of wonder che ci aveva trasportati in quest'universo lo scorso anno, e per diretta conseguenza anche la magia viene meno. Ecco perché si sceglie di investire così tanto sui personaggi: una serie destinata ad un pubblico adulto ma con protagoniste tre generazioni differenti ed irresistibili, un cast così variegato ed unico, che per l'appunto non si trova in nessun'altra produzione televisiva e che inesorabilmente ce ne fa desiderare sempre di più. Ecco perché ci si stringe il cuore quando Mike e Undici si ritrovano perdendosi in un abbraccio ed in un bacio dolce, privo di malizie ed orpelli, così come quando finalmente riescono ad andare al ballo invernale insieme. Sarebbe altrettanto facile pensare giunti alla fine di questo racconto, che la storia possa benissimo ritenersi conclusa così, con Undici... anzi, Jane Hopper che ha scoperto la famiglia, l'amore e la normalità ora che il portale con il Sottosopra è chiuso, eppure i Duffer hanno lasciato fuori dai giochi i quesiti più importanti con cui ci hanno stuzzicato in trailer, poster e quant'altro: chi è la gigantesca entità senziente che domina il Sottosopra? Che fine ha fatto la tempesta rossa? Che fine hanno fatto gli altri bambini coi poteri? Brenner è ancora vivo? Sicuramente tra un anno saremo ancora qui per cercare queste risposte e restare in attesa di nuove domande, perché ormai Hawkins è diventata un po' anche casa nostra.
 
Le mie zucche hanno qualcosa che non va, Capo...

CONCLUSIONE

Stranger Things torna con una struttura narrativa completamente diversa ed allo stesso tempo capace di rievocare le medesime sensazioni evocate la prima volta, continua a celebrare la cultura pop, il mito e i simboli degli anni '80 senza smettere di guardare al futuro. Ed anche se perde quel senso di fantastica meraviglia che permeava lo show al suo esordio, anziché pigiare il piede sull'acceleratore della nostalgia esce dalla sua zona sicura con l'intenzione di far crescere il suo universo e le sue storie di pari passo all'età dei suoi protagonisti, riuscendo a confezionare un secondo atto appassionante, pregno di carisma, simbolismo e soprattutto unicità, con lodevole amore e passione.