Per i prodotti di successo come Gomorra, è sempre difficile riuscire a confermarsi strada facendo. Stagione dopo stagione - se non addirittura episodio dopo episodio -, la sceneggiatura fatica a mantenere alti quegli standard che avevano raggiunto positivamente larga parte del pubblico. La terza stagione della serie televisiva nostrana soffre in maniera particolare non tanto nell'azione, nella tensione e negli sviluppi di trama, quanto nella mancanza di carisma nelle figure protagoniste. Se in apertura due anni fa comprendevamo che vi era una missione da compiere - quella del passaggio di consegne da Pietro a Gennaro -, poi realizzatasi sul finale della seconda stagione, in questa terza tornata non si comprende appieno la frenesia dell'eliminazione di un personaggio cardine che mancherà moltissimo in futuro.  
 
Gomorra terza stagione recensione

LA CADUTA, LA RINASCITA E IL SACRIFICIO

La permanenza di Gennaro a Roma e la sua volontà di manovrare tutto senza sporcarsi le mani prima e di eliminare Avitabile dopo, dura pochissimo. Il suocero comprende il gioco di Gennaro e, dopo aver sterminato il suo clan, distrutto tutti i suoi agganci e averlo brutalmente malmenato, gli concede la grazia solo ed esclusivamente perché padre di suo nipote. Per il ragazzo comincerà dunque una nuova scalata al potere per cercare di recuperare suo figlio, sua moglie e la sua piazza. Per farlo, torna alle origini, si allea con i boss di Secondigliano, ma soprattutto torna a formare il binomio per eccellenza di Gomorra, quello con Ciro. L'Immortale è infatti riuscito ad aprire un florido canale di fornitura con la Bulgaria, dove si reca personalmente. Lo stesso accadde con la mafia russa in Spagna, dove venne inviato da Pietro. Ciro rischia tutto di se stesso, non ha più nulla da perdere e, già dai primi episodi, si comprenderà che il suo personaggio sta solo cercando un pretesto per poter morire. In Bulgaria incontra un gruppo di conterranei, capitanati da Sangue Blu, che, ancora alle prime armi, stanno cercando di aprirsi il medesimo canale per conquistare Forcella. Nasce così un'alleanza: Ciro e Gennaro guideranno i nuovi scagnozzi in un reciproco scambio di favori per il fine ultimo di conquistare Napoli centro, governata dai Confederati legati ad Avitabile, laddove nemmeno Pietro Savastano osava intromettersi. Tra tradimenti e colpi di scena, nel finale assisteremo alla morte di Ciro, ucciso per mano di Gennaro. 
 
Ciro Di Marzio ucciso da Gennaro

SANGUE BLU È L'UNICA NEW ENTRY DEGNA DI NOTA 

Sono pochissimi i personaggi che entrano nel cast di questa terza stagione. Conosciamo i Confederati - di cui approfondiamo solamente la figura di O Sciamant -, ci addentriamo maggiormente in Azzurra e Avitabile e facciamo la conoscenza molto più delineata di Sangue Blu - "nome" completo, Enzo O' Talebano Sangue Blu. Sono moltissimi i punti in comune tra Enzo e Gennaro: due uomini cresciuti nella malavita, figli di Don e che mirano ad un obiettivo ben preciso, diventare più grandi dei loro padri. Il punto in comune più importante, però, resta Ciro in qualità di iniziatore. Sia per Gennaro nella prima stagione - prima e dopo la "gita" in Honduras - sia per Enzo, Ciro ha da sempre rappresentato il maestro, "o'frate", l'uomo di cui fidarsi, pur consapevoli che egli stia giocando la sua partita. Lo sapeva Gennaro in passato e lo sa anche Sangue Blu nel presente, ma in questo momento Ciro rappresenta l'unica possibilità di emersione. Nonostante sia dotato di un carisma limitato - in ogni caso superiore a quella del suo braccio destro Valerio O'Vocabolario -, la caratterizzazione di Enzo convince: un personaggio alle prime armi che senza timore affronta ogni pericolo, che sbaglia ripetutamente, impara dai propri errori e che, nonostante perda un occhio strada facendo, riesce ad accorgersi di esser stato usato. Sicuramente una delle note maggiormente positive della terza stagione, anche se troviamo impensabile, giunti a questo punto, che possa sostituire sullo schermo personaggi simbolo come Pietro Savastano, Salvatore Conte o Ciro Di Marzio. 
 
Sangue Blu la new entry di Gomorra

RESTA SOLO GENNARO GRAZIE AL SACRIFICIO DI CIRO 

Della vecchia guardia resta solamente Gennaro Savastano, che è mutato e maturato molto strada facendo ma che continua a dimostrare di essere poca cosa se non supportato da una solida spalla in affari. Per togliere le castagne dal fuoco messe lì in maniera sconsiderata da Gennaro, abbiamo dovuto assistere al sacrificio di Ciro - seppur di sacrificio non si possa parlare, in quanto riteniamo che l'Immortale abbia raggiunto il suo obiettivo, quello di morire. Nel frattempo, Ciro ha lanciato numerosi segnali: quando saluta la prostituta con un "Fai la brava", come disse a sua figlia poco prima di vederla morire; quando racconta l'origine del suo pseudonimo, dichiarandosi pertanto mortale; quando saluta moglie e figlia al cimitero per la prima volta; quando sottolinea a Gennaro la presenza di un nuovo Pietro nella sua vita; quando afferra la catenina sapendo di andare al patibolo. Insomma, Ciro per tutta la stagione ha lanciato messaggi al pubblico, avvisandolo che stava andando a morire. La scelta di farlo passare a miglior vita per mano di Gennaro è altrettanto simbolica: Gennaro è impaurito come non lo si vedeva dagli albori, da quel giorno a Scampia quando proprio Ciro gli intimava di sparare. Da quel momento, però, di acqua sotto i ponti ne è passata e Gennaro non deve rendere conto solamente a suo padre Pietro, ma a suo figlio e alla sua famiglia, come gli ricorda con gli occhi lacrimanti Ciro. Anche se non è la cosa giusta da fare, Gennaro questa volta spara. Questo intreccio di messaggi e il cliffhanger finale sottolineano ancora una volta l'attento disegno degli sceneggiatori di Gomorra che, seppur non esenti da difetti, sono capaci di mostrare storyline ovviamente romanzate, ma comunque credibili e ben costruite. 
 
Generazioni a confronto in Gomorra

PATRIZIA E SANGUE BLU SONO IL FUTURO DI GOMORRA?

Avevamo già sottolineato la straordinaria presenza di Patrizia nella scorsa stagione, anch'essa come Sangue Blu arrivata in sordina, spalla di uno dei protagonisti e poi emersa grazie alla sua caratterizzazione -prima come amante di Pietro, poi alleata di Scianel e Gennaro, infine come spietata carnefice proprio di Scianel. Nonostante Gomorra sia solo agli albori (ha solamente poco più di trenta episodi all'attivo), si sta cercando di effettuare un passaggio di consegne abbastanza marcato. Quello che può apparire come un difetto è in realtà un piano ben costruito a tavolino, come ha ammesso Leonardo Fasoli, uno degli sceneggiatori della serie televisiva: "Stiamo raccontando di una guerra e non vogliamo guardare in faccia a nessuno.Se Narcos non è Pablo Escobar, allora anche Gomorra non dev'essere Gennaro Savastano. Si vuole continuare a raccontare di una realtà in una maniera che non prescinde dalle individualità, che può perdere i suoi pezzi pregiati ma che deve comunque continuare a narrare. Per questo motivo, in un ambiente dove nessuno è più al sicuro ci si può aspettare di tutto e potremmo assistere anche alla morte dell'ultimo protagonista storico dello show per dare maggior spazio ai nuovi "rampolli" della criminalità come Patrizia, Sangue Blu, Vocabolario o dei prossimi protagonisti che verrano presentati in futuro.

TECNICAMENTE GOMORRA NON È UNA SORPRESA

Come già detto in passato, siamo di fronte ad un prodotto televisivo italiano che nulla ha da invidiare a livello tecnico alle produzioni televisive americane o britanniche. In alcuni aspetti è addirittura superiore, poiché grazie alla fotografia e alla scenografia il telespettatore nostrano avverte meno il distacco rispetto ad ambientazioni surreali o mai testate con mano. Le musiche e la regia hanno poi garantito la solita eccellenza assieme alle interpretazioni ancora una volta da sottolineare di Marco d'AmoreSalvatore Esposito Cristiana Dall'Anna. Si contano sulla dita di una mano le serie televisive che possono anche solo avvicinarsi dal punto di vista tecnico al non plus ultra internazionale e attualmente Gomorra si conferma come il nostro fiore all'occhiello per il pubblico straniero. 

GOMORRA TERZA STAGIONE: GIUDIZIO FINALE

Siamo partiti prendendo le distanze dalle varie situazioni, con Ciro e Gennaro che lavoravano in separata sede e senza grossi punti d'unione, in mancanza di personaggi storici come Pietro Savastano e Salvatore Conte. Dopo una prima parte godibile dal punto di vista narrativo ma comunque anestetizzante dal punto di vista dell'intrattenimento, siamo poi giunti a comporre un puzzle che ha mostrato nuovamente le grandi capacità degli sceneggiatori di Gomorra di azionare pathos, adrenalina e azione. Momenti di pura drammaticità ed emozione sono poi arrivati, complice l'abilità tecnica di tutta la produzione in diverse situazioni quali lo scambio di ostaggi alla scogliera, la mattanza ai danni di Gennaro e l'addio di Ciro, solo per citarne alcuni. Un grande protagonista ci ha lasciato in questa terza stagione, non senza imprecazioni da parte del telespettatore, ma Gomorra non può raccontare solo di successi e di scalate al potere: per essere credibile, servono sacrifici che facciano clamore. Così è stato fatto, così è giusto, così ci piace.