Dark è una serie TV realizzata in Germania con il benestare di Netflix, che decide di investire in un progetto piuttosto ambizioso per una produzione europea: è raro che nel nostro continente ci siano prodotti che provino ad uscire dal genere poliziesco, criminale, dal drama o dalla commedia. Quasi unico è che provino a sconfinare verso tematiche quasi esclusivamente ad appannaggio delle produzioni americane o al massimo inglesi, ovvero il soprannaturale e la fantascienza. Dark non solo lo fa, ma ammicca per ambientazione e soggetto ad un colosso come Stranger Things. Ne uscirà con le ossa rotte?
 
Dark - Recensione
 
La prima cosa che si nota da subito è un taglio registico e narrativo che si discosta dalla maggior parte delle produzioni che siamo abituati a seguire. L'incedere è più lento, meno spettacolare e forse più dimesso. Gli attori non sono visi noti, mediamente non bucano la telecamera; inoltre, non poter godere appieno della recitazione in lingua originale, non sapendo il tedesco, rende il primo impatto perlomeno spiazzante. Se a questo ci si abitua in fretta, il vero problema dell'inizio di Dark è un ritmo narrativo che fa fatica a prendersi, tanto che il mio primo impatto con il primo episodio è stato letteralmente soporifero. Non serve tuttavia molto caffè o chissà quale volontà di ferro: dopo un paio di episodi la trama mostra le proprie potenzialità e, a quel punto, tutto inizia a coinvolgere sempre di più.
 
Il protagonista
 
Le vicende raccontano quanto accade a Winden, cittadina tedesca ubicata in prossimità di una centrale nucleare nei cui boschi sono di recente – e non solo – scomparsi di bambini. Se da subito si pensa al solito serial killer, magari ad un pedofilo, viene messo da subito in chiaro che dietro c'è dell'altro, ben più misterioso ed inquietante.

L'intreccio è articolato e non di facile decifrazione, trovo tuttavia sorprendente – e questa è un'altra caratteristica rara – che arrivino delle spiegazioni esaurienti e plausibili: c'è quasi un intero episodio preposto a tale compito. Il rischio di questo incedere, il motivo per il quale spesso nelle produzioni televisive le spiegazioni arrivano con il contagocce, è che, avendo chiaro il quadro generale, si potrebbe verificare un netto calo di interesse. In Dark questo non avviene, visto che c'è una certa apprensione per il destino di diversi personaggi e, almeno nel mio caso, il desiderio di vedere sconfitto un destino che sembra avere già segnato tante, troppe cose, nella vita di tutti.
 
Mettere insieme i pezzi
 
Nonostante un ritmo un po' lento, che potrebbe essere un po' indigesto a qualcuno, si arriva ad una conclusione che ho trovato coinvolgente, sebbene avrei preferito un qualcosa di più definitivo, senza il cliffhanger a mio avviso un po' eccessivo e non propriamente adatto al tipo di produzione. Dark mi è sicuramente piaciuto, in condizioni normali sarei stato felice di vederne una seconda stagione, tuttavia credo che le vicende narrate meritassero una conclusione, proprio per il motivo che tutto stava tornando alla perfezione. Lasciare una porta aperta per una seconda stagione, già annunciata, rischia di andare a creare delle forzature che saranno difficili da spiegare.
 
 
Consiglio vivamente la visione di Dark, con l'invito a non fermarvi al primo impatto: sono convinto che verrete ricompensati per la vostra tenacia. È una di quelle produzioni diverse, coraggiose, non certo perfette, ma che mostrano dedizione, impegno, cura e intelligenza. Sfortunatamente, preferisco non spingermi oltre con alcune considerazioni, in quanto sarei obbligato a svelarvi delle peculiarità della trama che preferisco non anticiparvi, ma credetemi, se amate la fantascienza o il soprannaturale, sono certo che sarete intrigati da quanto accade a Winden.