È raro vedere nella televisione moderna una serie TV che si concluda, con un finale, in tempi brevi. The Strain è un'eccezione a questa regola non scritta, concludendo la sua corsa dopo quattro stagioni e 46 episodi totali. Questo è dovuto principalmente al fatto che lo show trasponga la trilogia di libri Nocturna, scritti da Guillermo del Toro e Chuck Hogan. In verità, la conclusione del serial è anche figlia di un gradimento in calo da parte degli spettatori, soprattutto a causa di una terza stagione molto zoppicante. 

Sarà riuscita The Strain a rissollevarsi e a proporre un finale di impatto? Troverete la risposta nella nostra recensione.
 
Mr. Quinlan

THE STRAIN: TRAMA E CAST

Dalle ceneri di un'esplosione nucleare, la Notte Eterna è cominciata. Perseguitato dalle atrocità commesse dal figlio, Eph abbandona New York per Philadelphia. La sua solitudine finisce quando incontra nuovi combattenti che riaccendono la sua voglia di reagire. Incaricati da Setrakian, Fet e Quinlan ricercano un nuovo mezzo per fermare il Maestro. 
  
Zach e il Maestro

THE STRAIN: UN FINALE FORTE E CONVINCENTE

La quarta stagione di The Strain inizia con un salto temporale, mostrandoci un mondo assoggettato al Maestro dove gli umani sono costretti a una convivenza fatta di doveri e pochi diritti. Questo artificio narrativo non solo permette di mostrare uno scenario completamente nuovo, ma è un segnale ben chiaro di come la trama risulterà più veloce, dopo che le prime tre stagioni si erano svolte nell'arco di poche settimane,  dilatando troppo, a volte, i vari eventi. Ritroviamo, però, anche i protagonisti principali nuovamente divisi, con i soli Fet e Quinlan occupati a cercare di sterminare gli strigoi, mentre gli altri - chi per scelta propria, chi per coercizione - hanno abbandonato la lotta. Già lo scorso anno avevamo sottolineato come questo facesse perdere potenza narrativa al serial, invece che offrire varietà, causa  trame secondarie e personaggi di contorno poco interessanti. Gli eventi della stagione porteranno il gruppo a riunirsi e un lutto li ispirerà nella loro riscossa, arrancando verso un finale che, nonostante le premesse non eccezionali, è molto forte e convincente. Se lo show non avesse perso appeal, dopo un inizio molto promettente, questo epilogo sarebbe stata una degna ciliegina sulla torta, invece riesce solo a fungere da salvagente, ponendo fine in modo dignitoso e soddisfacente a The Strain.
 
Ephraim Goodweather e Alex Green

THE STRAIN: UNA NARRAZIONE TROPPO PRECIPITOSA

L'originalità di come viene trattato il tema horror/action da The Strain è sempre stata un punto di forza dello show, ma questa stagione conclusiva può anche vantare dei momenti di impatto e una scrittura dei personaggi più coerente rispetto al solito. Se la stagione precedente non avesse creato della disaffezione - e quindi un interesse più blando verso ciò che è stato proposto - avremmo lodato maggiormente ciò che abbiamo visto in questi dieci episodi. La narrazione è stata troppo precipitosa, sacrificando l'introspezione e l'approfondimento, ma gli autori erano ben consci che si dovesse arrivare a un dunque senza perdere tempo o allungare il brodo. Le ultime puntate hanno convinto e la risoluzione di trame e conflitti creatisi fin dalla prima stagione è stata soddisfacente, seppur prevedibile in alcuni casi. Il lato action è sempre molto valido, soprattutto grazie a Quinlan e alle sue scene di lotta. È mancata completamente la tensione, tranne che nei minuti finali, ma non era nemmeno facile crearla, dopo quattro stagioni in cui si è sempre affrontata la solita tipologia di nemici. Il finale di serie tenta poi di essere significativo, proponendo una digressione sulla forza dell'amore e dei rapporti che crea, cercando di dare una chiave di lettura diversa a tutto ciò che abbiamo visto.
 
Sanjay Desai

THE STRAIN: GIUDIZIO

The Strain chiude la sua corsa in modo degno e convincente, cosa non scontata, vedendo la strada che lo show aveva imboccato. Se la prima parte di stagione risulta un po' noiosa e afflitta dai soliti difetti, la parte conclusiva invece funziona, soddisfando a fine visione.  La barca non è affondata, anzi è riuscita ad arrivare in porto in modo dignitoso, alimentando il rammarico di non essere riusciti a sfruttare meglio le potenzialità di questo serial. The Strain ha regalato dei buoni momenti e dei brutti momenti, collocandosi così in quella zona grigia dove una serie TV può comunque essere apprezzata o deludere senza infamia né lode.