In questa stagione televisiva, Netflix ha decisamente ampliato la sua offerta per gli amanti della fantascienza. Dopo aver distribuito ​​​​​Star Trek: Discovery (la serie in patria è disponibile su CBS All Access) e aggiunto al suo catalogo Altered Carbon, ora è il turno di Lost in Space, remake dell'omonima serie TV degli anni sessanta - che è stata trasposta anche sul grande schermo nel 1998.

Lo show utilizza l'ambientazione fantascientifica per proporci una serie per famiglie, molto vicina alle avventure per ragazzi. Rispetto al prodotto originale vengono mantenuti il tema del naufragio - smarriti nello spazio, appunto -  e il tono leggero ed edulcorato.

È il momento di scoprire se Lost in Space sia stato un investimento proficuo per Netflix.
 
Will Robinson

LOST IN SPACE: TRAMA E CAST

Remake della celebre serie televisiva omonima del 1965, è ambientata nell'anno 2046. La famiglia Robinson e l'astronave Jupiter 2 si schiantano su un pianeta sconosciuto. Ad anni luce dalla destinazione prevista, i Robinson ed altri coloni in fuga con loro combattono uno strano ambiente alieno e i loro demoni personali mentre cercano in qualche modo di lasciare il pianeta.
 
John Robinson

LOST IN SPACE: UNA BELLA CONFEZIONE VUOTA

Lost in Space colpisce immediatamente a livello visivo: ottimi effetti speciali e un'ambientazione ben realizzata che cattura. L'investimento fatto in proposito è evidente. Continuando la visione, si capisce però che il lato estetico - una bella confezione accattivante - non è supportato dai contenuti, che mancano o sono troppo esigui. La sceneggiatura non fa altro che mettere i protagonisti di fronte a nuove sfide, fregandose di mantenere una coerenza di comportamento o presentando dei buchi di trama/errori palesi, come quando si apre un portellone nello spazio senza avere nessun effetto di risucchio. 

I toni sono davvero molto edulcorati, tanto che i Robinson rischieranno la vita a più riprese durante ogni singolo episodio, ma non saremo mai preoccupati per loro, sapendo che un'illuminazione o un Deus Ex Machina interverrà a trarli d'impaccio. Questo eccessivo buonismo finisce per svilire anche il lato estetico citato in precedenza: sembra tutto troppo finto per riuscire ad immergersi nella visione.

Il ritmo narrativo, invece, è molto buono: nonostante la stagione si sarebbe potuta riassumere in 4/5 puntate, il susseguirsi degli eventi è abbastanza serrato, non annoiando e divertendo in vari passaggi.
 
Dottoressa Smith

LOST IN SPACE: PERICOLO NETFLIX ROBINSON!

I Robinson sono una famiglia poco convenzionale: sono tutti dei geni tranne il capofamiglia, il cui ruolo è quello di fornire i "muscoli" al gruppo. Nonostante i flashback atti a connotarli, questi personaggi - come quasi la totalità di quelli presenti in Lost in Space - risultano stereotipati e monodimensionali. La sceneggiatura che li fa comportare in modo ormonale è la scure che impedisce di caratterizzarli meglio rispetto all'impatto iniziale. Il vero protagonista principale è Will Robinson, grazie al suo rapporto con il Robot e al suo percorso di crescita e presa di responsabilità, ma la sua centralità è eccessiva vista la giovane età. Un pubblico pre-adolescenziale avrà sicuramente gradito, ma la sua (giustificata) ingenuità scoraggia chi ha qualche anno in più sulle spalle. Da questo punto di vista è stato fatto di meglio in altre avventure per ragazzi. 

Del resto del roster di personaggi possiamo menzionare Don West, che diverte ponendosi come l'Han Solo dello show (chiedo scusa ad Harrison Ford per il paragone), e la Dottoressa Smith, vero motore della serie TV, che incanala o influenza ogni singolo evento importante che accade durante la visione. Purtroppo, nonostante questa importanza, anche quest'ultima non si rivela una villain da ammirare, ma solamente una presenza fastidiosa. E a poco servono le sue moine, che non la rendono credibile come manipolatrice. Gli attori, con così poco "materiale" a disposizione, non riescono a fornire una prestazione solida - desolante vedere Toby Stephens in questo modo, pensando alle sue abilità -, risultando solo sufficienti.

Sembra proprio che Lost in Space abbia sprecato un grosso potenziale - e un grosso capitale - per fare il compitino: mostra qualcosa di buono e convincente raggiungendo il risultato minimo, rimanendo però impantanato in molte pecche. Probabilmente agli autori avrebbe fatto comodo avere accanto il Robot che li ammoniva: "Pericolo Netflix Robinson!"
 
Il Robot

LOST IN SPACE: GIUDIZIO

Negli anni sessanta, Lost in Space convinse grazie al suo spirito avventuroso e al tono leggero. Nel 2018, il remake di Netflix mantiene queste caratteristiche, ma non riesce a conquistare il pubblico allo stesso modo. Lo show ha troppi difetti, che non possono essere nascosti da un lato estetico notevole e da un budget molto alto. La visione rimane comunque godibile, risultando sufficiente, ma ricorda più Terra Nova - realizzata meglio - che le serie TV di successo del genere fantascienza.