Nel 1944, uscì nei cinema americani un film ibrido tra sequenze live action ed animazioni bidimensionali volto a far conoscere la cultura latinoamericana, I Tre Caballeros, 75 anni dopo per celebrarne l'anniversario una serie ne riprende i protagonisti e li rimette insieme per un prodotto completamente nuovo. Poche serie animate hanno avuto un percorso travagliato come quello di Legend of The Three Caballeros: in produzione da più di cinque anni (prima ancora che Disney XD ordinò il reboot di DuckTales, per intenderci), concepita come miniserie limitata in cinque speciali dalla durata variabile e successivamente frammentata in una miniserie di 13 puntate, sviluppata da uno studio ormai defunto (Disney Interactive) ed infine rilasciata in blocco senza alcun proclamo ufficiale, campagna promozionale e trailer solo su DisneyLife, un'app sulla falsariga di Netflix disponibile nelle Filippine.

Eppure, nonostante tutti questi impedimenti, Legend of the Three Caballeros si è rivelata non solo essere una buona produzione, ma anche una delle migliori degli ultimi anni, scopriamo perché.
 
Paperino, Josè e Panchito sono i Tre Caballeros!
 
Il giorno del suo compleanno lo sfortunato Paperino perde il lavoro, la casa in un incendio ed anche la fidanzata Paperina. La situazione prende finalmente una piega positiva quando riceve in eredità una vecchia catapecchia malridotta dal suo bisnonno, Clinton Coot. L'abitazione nasconde un sotterraneo segreto dov'è custodito un antico libro magico al cui interno è sigillata Xandra, la Dea dell'Avventura. Una volta liberata, la divinità identifica in Paperino, il pappagallo brasiliano Josè Cariosa ed il gallo messicano Panchito Gonzales, i discendenti dei "Tre Caballeros", guerrieri leggendari destinati a salvare il mondo da un oscuro ordine che ne brama la distruzione e la conquista capitanato dall'ultimo dei suoi eredi, il Barone Von Sheldgoose.

Come l'incipit suggerisce, quello che inizialmente parte come uno dei tanti corti animati degli anni "40 con protagonista il papero che veste alla marinara, si trasforma nel giro di pochi minuti in un lungo, lunghissimo percorso di formazione ed avventura che regala a questi personaggi una nuova tridimensionalità ponendoli al centro di storie e dinamiche altrimenti inesplorate sul piccolo schermo. Il personaggio di Paperino è già andato all'avventura con altri personaggi classici Disney in diversi lungometraggi animati (Topolino e Il Fagiolo Magico, I Tre Moschettieri Disney) e videogiochi (la saga di Kingdom Hearts), ma sempre ed esclusivamente come spalla del protagonista. Nell'inedito trio è invece per la primissima volta il leader assoluto della storia e questo lo mette al centro della trama come mai prima costringendo gli sceneggiatori a sviscerarlo sotto ogni aspetto: dalla sua situazione sentimentale alla sfortuna, dai problemi con la gestione della rabbia all'incapacità di tenersi un lavoro, permettendo al suo personaggio di compiere un vero e proprio percorso d'evoluzione. Volendo essere puntigliosi potremmo dire che la medesima profondità e cura non avviene con la caratterizzazione degli altri due caballeros, Josè e Panchito, ma se nel film originale questi personaggi erano alla pari, sin dalle prime battute della sigla d'apertura che recita "Donald Duck in..." capiamo che la star assoluta della serie è il nostro amato Paolino Paperino, quindi possiamo soprassedere su questa cosa. 

E parlando di personaggi, accanto ai nostri protagonisti figurano graditissime new entry: Xandra, la Dea dell'Avventura, una guerriera leggendaria ed immortale con le fattezze di un essere umano (ecco, curiosamente gli unici esseri umani in un mondo di animali antropomorfi e creature mitologiche, sono proprio le divinità) che ha lo scopo di guidare ed addestrare i caballeros; ed Emy, Ely ed Evy, le nipotine di Paperina, factotum che in più di un'occasione salveranno le piume ai nostri eroi. Se inizialmente si rimane un po' spaesati dalla decisione di prediligere le nipotine ai più canonici Qui, Quo e Qua, si capisce man mano che si prosegue con la storia il senso di questa scelta. Si aggiungono infine anche vecchie conoscenze dai film storici (Ari l'Aracuan) e dai corti dell'epoca (L'orso Leonard), così come numerosi e spaventosi nuovi nemici e formidabili alleati.
 
Il colorito e nutrito cast dei Tre Caballeros

L'aspetto che più di ogni altro da un punto di vista narrativo ci ha sorpresi è stata sicuramente una fortissima continuity, sembra infatti di guardare un lunghissimo film. Gli episodi vengono catalogati come "capitoli", ed ogni puntata termina con un cliffhanger che l'episodio successivo riprende immediatamente dalle prime battute. Ci sono continui rimandi a personaggi, situazioni e tormentoni mostrati e sollevati in precedenza, cosa che permette di creare non solo un universo narrativo coeso, credibile e pregno di personalità carismatiche con cui lo spettatore instaura immediatamente un legame. Il coraggio e la sperimentazione tipiche di un approccio live action più moderno non si limitano alla struttura ed il medium narrativo, ma anche ai dialoghi: battute ciniche, autoironia, cattiveria, citazioni, rimandi ed easter egg sorprendono particolarmente pronunciate da diversi personaggi ancora più umani e credibili nonostante becco e zampe, rendendosi così personalità complesse e complete capaci di districarsi tra commedia, dramma ed epicità. Se il pathos la fa spesso da padrone, le classiche atmosfere scanzonate Disney non mancheranno, preparatevi a gag e canzoni!

Sul fronte tecnico ci troviamo dinnanzi ad un'esplosione di colori: fondali che sembrano veri e propri dipinti si mescolano alla perfezione a personaggi animati tradizionalmente in 2D con un adorabile gusto retro. La volontà di sperimentare sopraggiunge anche sul fronte delle animazioni, anche se non in modo altrettanto riuscito. Delle volte fa capolino una CGI che sembra ahinoi dozzinale, spigolosa e non fluidissima, che in alcune sequenze risulta particolarmente fastidiosa; si tratta comunque di pochissime scene che non rovinano assolutamente l'esperienza finale. Ottima anche la colonna sonora: divertente, piena di rimandi, sagace e con alcune tracce brillanti e memorabili, a partire dalla sigla, che vi proponiamo immediatamente qui di seguito.

 
 

¡Adios Amigos!

Legend of the Three Caballeros è un piccolo gioiello televisivo che nonostante la grande capacità di muoversi tra passato e presente, sembra fuoritempo per il coraggio con cui propone grafica, stili e personaggi appartenenti a quasi un secolo fa, sebbene risultino tremendamente attuali nella scrittura. Non sappiamo se questa serie dallo sviluppo travagliato debutterà prima o poi nel nostro paese o se avrà mai un seguito, ma qualora dovesse risultare una mosca bianca in un panorama di produzioni stilizzate, leggere ed autoconclusive, possiamo considerarlo un esperimento riuscito dal finale esaustivo e soddisfacente.