Picnic at Hanging Rock è un romanzo del 1967 scritto dall'autrice Joan Lindsay. La scrittrice inventava un fatto di cronaca - la sparizione di tre ragazze da un collegio femminile - narrandolo, però, in modo verosimile, come se fosse ispirato a dei fatti veramente accaduti. Questa è, infatti, la prefazione del libro: "Se Picnic at Hanging Rock sia realtà o fantasia, i lettori dovranno deciderlo per conto proprio. Poiché quel fatidico picnic ebbe luogo nell'anno 1900 e tutti i personaggi che compaiono nel libro sono morti da molto tempo, la cosa pare non abbia importanza."

Nel 1975, Peter Weir (regista anche de L'Attimo Fuggente) ne trasse una pellicola cinematografica - in Italia nota anche con il sottotitolo Il lungo pomeriggio della morte - che fu un enorme successo, tanto da diventare il primo film australiano ad avere una visibilità internazionale.

Nel 2018, Alice Addison e Beatrix Christian hanno deciso di adattare questa storia per il piccolo schermo in una miniserie di sei puntate, che in Italia è andata in onda in prima TV su Sky Atlantic. Sarà riuscito questo show televisivo a eguagliare la riuscita del film di Weir? Scopritelo proseguendo nella lettura della recensione.
 
Le quattro ragazze che si allontanano

PICNIC AT HANGING ROCK: TRAMA E CAST

Tre studentesse e una loro insegnante scompaiono misteriosamente nel giorno di San Valentino nel 1900.

CAST
Le tre ragazze che scompaiono

PICNIC AT HANGING ROCK: UN MINISERIE ESTIVA

Picnic at Hanging Rock in patria ha esordito il 6 Maggio, collocandosi tra i prodotti destinati alla stagione televisiva estiva.  Questo fa sì che questo prodotto possa venire paragonato alla classica cotta estiva da vacanza: si viene folgorati dalla bellezza dello show, da come è curato e dalla sua fotografia; si rimane sempre più coinvolti dalla sua storia e dal suo mistero; ci si innamora della regia e del cast. Però poi l'estate finisce, come la nostra visione/relazione, e si ritorna alla nostra routine, alla nostra vita, dimenticandoci in fretta della nostra cotta estiva che, in fondo in fondo, non ci ha lasciato nulla dentro.

Picnic at Hanging Rock è una miniserie estremamente valida, realizzata con cura, che modernizza la narrazione e i temi dell'opera originale cercando di rifuggire il paragone con il film precedente. Ma alla fine dei conti non riesce a convincere, lasciando lo spettatore abbastanza freddo dopo la visione. La magia, la curiosità iniziale, scema durante la visione, relegando la serie TV ad un occasione sprecata.

Miranda Reid

PICNIC AT HANGING ROCK: IL FINALE MISTERIOSO

Quando Joan Lindsay pubblicò il suo romanzo nel 1967, fu convinta dall'editore di omettere il XVIII° e ultimo capitolo, in modo di lasciare un alone di mistero alla sua storia. Solo nel 1987 - dopo la morte della scrittrice - questo fu reso pubblico, risolvendo quello che per molti anni è rimasto un vero mistero.  

Picnic at Hanging Rock resta, però, fedele al romanzo, non proponendo questo capitolo finale ma lasciando allo spettatore la soluzione del mistero. A differenza del libro, però, - e del film di Weir - il percorso che ci porta ai titoli di coda non è così appassionante da lasciarci soddisfatti da un finale aperto. L'opera originale era più sibillina e angosciante nell'accennare le cose senza mostrarle del tutto, mentre qui la narrazione è più pragmatica e affronta direttamente temi come la natura costrittiva della civiltà britannica verso le donne.

Rispetto alla fonte originale viene anche dato molto più spazio a Hester Appleyard - personaggio secondario nel romanzo - visto che è interpretato da Natalie Dormer, volto usato per "vendere" la serie TV. L'attrice si dimostra anche molto brava nel ruolo, quindi non si può dire a posteriori che sia stata una scelta sbagliata.

Hester Appleyard

PICNIC AT HANGING ROCK: GIUDIZIO

Picnic at Hanging Rock non è una produzione sbagliata, ma paga il fatto di doversi confrontare con la fonte originale e con un film che erano già riusciti, proponendosi come un qualcosa in più di cui forse non c'era bisogno. Chi però non conosce le suddette opere si ritroverà davanti a una miniserie tecnicamente ben realizzata e ben recitata. Inizialmente la visione è molto stimolante, diventando purtroppo sempre meno incisiva con il passare degli episodi. La regia regala dei momenti davvero ben riusciti, ma il finale aperto, unito alla parabola discendente di gradimento, rende lo show dimenticabile.