The Handmaid's Tale è stata sicuramente la serie televisiva che ha caratterizzato maggiormente la passata stagione televisiva, vincendo sia l'Emmy Award che il Golden Globe come migliore serie drammatica e conquistando in totale dieci premi, allargando il discorso alle altre categorie. 

Ricordiamo che The Handmaid's Tale è basato sul romanzo distopico "I Racconti dell'Ancella", dell'autrice femminista Margaret Atwood. Il romanzo esplora i temi della sottomissione della donna e dei vari mezzi che la politica impiega per asservire il corpo femminile e le sue funzioni riproduttive ai propri scopi. Scritto nel 1985, si rivelò un vero e proprio caso editoriale, venendo bandito da alcune scuole superiori, ma diventando, al contempo, bandiera di alcuni movimenti di protesta a sostegno dei diritti delle donne. Nel 1990 ci fu anche un primo adattamento de "I Racconti dell'Ancella", ma sotto forma di pellicola cinematografica.

Anche nel 2018 la serie TV ha fatto incetta di candidature ai premi Emmy Awards, confermando che anche questa seconda stagione è davvero molto valida.
 
"Gilead è dentro di te"

THE HANDMAID'S TALE: TRAMA E CAST

La seconda stagione, composta da 13 episodi, ci ha mostrato la gravidanza di June e la sua continua lotta per liberare il suo futuro nascituro dagli orrori distopici di Gilead. "Gilead è dentro di te" è uno dei motti preferiti di Zia Lydia. Nella seconda stagione, Offred e tutti gli altri personaggi combatteranno contro - o soccomberanno a - questa oscura verità. 

CAST
Emily

THE HANDMAID'S TALE: UN'ESCALATION DI VIOLENZA FISICA E PSICOLOGICA

Non è mai facile per una serie TV confermarsi con una seconda stagione, soprattutto per prodotti come The Handmaid's Tale, reduci da un grande successo e che finiscono il materiale originale da cui lo show è tratto. Orfani di ciò che aveva scritto Margaret Atwood, gli autori alzano l'asticella proponendoci uno show ancora più duro da guardare ma allo stesso tempo innovandolo, mostrandoci "parti" inedite" di Gilead. Ne sono un esempio le sequenze ambientate nelle Colonie, dove le donne "senza utilità" vengono costrette a lavorare in condizioni disumane. Un luogo triste e ameno dove aspettare la morte dopo essere stati sfruttati fino all'ultima goccia di sudore.

La seconda stagione di The Handmaid's Tale è un viaggio di autocoscienza fatto dai personaggi dello show ma anche da chi guarda. Gilead si mostra sempre più violenta, ingiusta e discriminante. Le torture - fisiche o psicologiche - a cui assistiamo sono innumerevoli e sempre più  difficili da digerire. Cosa buffa se si pensa che questa doveva essere una terra promessa in cui purificarsi e riconciliarsi con Dio. Illuminante il fatto che, però, anche nei  flashback vediamo dei piccoli - se paragonati al presente - segnali di discriminazione (come per esempio l'infermiera che continua a chiamare June con il cognome del marito), contestualizzando alcuni temi anche ai giorni nostri. 

A livello narrativo viene superata quella sensazione di ridondanza presente in precedenza: abbiamo imparato a conoscere Gilead, le ancelle e la routine che ne consegue, ora ci si è potuti concentrare su come sviluppare i vari elementi e storie. Seppur la visione prosegue con un ritmo compassato, le emozioni e i momenti di tensione non mancheranno, con il desiderio di fuga di June sempre ben presente.
 
June Osborne

THE HANDMAID'S TALE: L'IMPORTANZA DELL'ESPRESSIVITA'

The Handmaid's Tale è una serie che offre dialoghi e monologhi illuminanti, ma il suo meglio - emozionalmente - lo dà con il silenzio (o al massimo delle urla) accompagnate dall'incredibile bravura delle sue interpreti. Elisabeth Moss si conferma bravissima ed espressiva come poche altre attrici. I suoi primi piani sono in grado di portare avanti da soli la narrazione. L'attrice è sempre più nella parte, fornendo una prestazione attoriale addirittura superiore a quella dello scorso anno. Ma questa stagione fa in modo che anche Ann Dowd esprima tutto il suo potenziale: il suo personaggio granitico inizia a mostrare delle crepe di umanità che pensavamo avesse completamente rimosso, diventando molto più interessante. Va menzionata ovviamente anche Yvonne Strahovski, alla prestazione forse migliore della carriera interpretando un personaggio che, in modo quasi schizofrenico, passa dalla devozione verso suo marito e a Gilead a una donna che si rende conto di aver sacrificato tutto per una visione che inizia ad andarle stretta.

La regia è sublime, con le sue inquadrature dall'alto, i suoi primi piani e la sua crudezza nel mostrarci le brutture di Gilead. La fotografia è semplicemente magistrale, in grado di proporci delle opere d'arte nel mescolare i colori, con il rosso delle ancelle che quasi acceca lo spettatore in un mondo grigio.
 
Nick

THE HANDMAID'S TALE: GIUDIZIO

The Handmaid's Tale riesce a confermarsi e addirittura a migliorarsi, evolvendo la narrazione ed esplorando altri lati/temi della sua storia. Cast, regia e fotografia sono tra i migliori presenti nel panorama televisivo attuale, elevando lo show a un livello davvero alto. The Handmaid's Tale è una serie bella, realizzata benissimo, recitata in modo ottimale, intelligente e - ammettiamolo - di cui avevamo bisogno per farci riflettere su molti temi, che sono più attuali di quanto si possa pensare.