Il Lucca Comics & Games 2018 ha ospitato gli attori di Narcos: Messico Micheal Peña e Diego Luna, portati da Netflix per presentare la quarta stagione della serie, che debutterà sul servizio di streaming il 16 novembre e di cui è stata proiettata in anteprima la prima puntata. I due interpreti hanno partecipato ad un press café con la stampa cui abbiamo preso parte. Scopriamo insieme cosa è emerso dall'evento. 
 
Incontriamo gli interpreti di Narcos: Messico

Siamo ad una comic convention e non ad un festival di cinema o serie TV. Volevo chiedervi qual è la differenza nel partecipare ad una convention specifica e ad una come il Lucca Comics & Games che invece comprende tanti mondi. 

Micheal Peña: Sono stato ad eventi come il Comic-Con di San Diego e non hanno nula a vedere con il Lucca Comics & Games. Un'altra differenza risiede nella tipologia dell'attività legata alla serie e al cinema. Sono stato in Ant Man, in produzioni della Marvel, che fanno parte di un universo narrativo più grande, nel caso invece di Narcos: Messico è l'inizio di un capitolo nuovo. 

Diego Luna: La differenza principale è la nicchia in cui si inseriscono questi eventi così diversi. Nei film festival ci si preoccupa del mercato e che il film faccia una buona impressione ai critici, perché il loro giudizio decreterà il successo o il fallimento del film. Invece, nei Comic-con, il cuore dell'evento è la relazione con i fan, la loro passione, e la possibilità di comunicare direttamente con loro. Me ne sono accorto la prima volta a una convention di Star Wars: per la prima volta sapevano chi ero, applaudivano ancora prima che entrassi, ci tenevano ad incontrarmi. Questa unicità mi ha ricordato che i film, le serie, tutto ciò che facciamo come attori riguarda il connettersi con gli altri ed eventi del genere ci aiutano a connetterci con il pubblico. 

Questa è la prima stagione di Narcos: Messico, una storia nuova, che tuttavia si inserisce nella storia della serie TV di Narcos, che è importante e di successo. Quanto questa eredità ha pesato su di voi e quanto vi ha caricato nel vostro lavoro per Narcos: Messico?

Micheal Peña: Quando ho parlato con Eric Newman, mi ha spiegato che Narcos: Messico sarebbe stato un nuovo capitolo e non la continuazione di quello già esistente, non l'avrei approcciato come la quarta stagione di Narcos, ma come l'inizio di qualcosa di nuovo. Il personaggio di Kiki Camarena mi ha affascinato subito, ho cercato di informarmi il più possibile, ma c'è molto poco su di lui perché nessuno ha potuto parlargli direttamente. È anche vero che, nonostante sia un nuovo capitolo, un nuovo inizio, arrivare da un'esperienza pregressa e sapere che Narcos esiste un po' di pressione l'ha messa. Sono molto contento che il pubblico potrà scoprire la qualità degli attori messicani coinvolti nella produzione. Il grande pubblico conosce già il lavoro di Diego, ma ci sono altri attori che fanno un lavoro straordinario e meritano di essere scoperti.

Diego Luna: Quando mi approccio a un nuovo lavoro, la mia tendenza è quella di non paragonarmi a nessun altro perché penso che non sia utile. Se percepisco un'idea valida e che penso di poter far bene, allora cerco di coglierla al volo. In questa serie andiamo indietro nel tempo, infatti raccontiamo eventi paralleli a quelli di Narcos che sono successi in Messico. È una sfida perché sappiamo che ci sono già dei fan là fuori, è normale che ci sia un po' di pressione, ma c'è anche senso di responsabilità non solo nei confronti dei fan, ma anche verso la storia che andiamo a raccontare perché è importante ancora oggi: bisogna conoscere il passato per sistemare il futuro. Parlando di questa storia, parliamo di fatto della relazione tra Messico e Stati Uniti e diamo ai fan uno strumento per capire la situazione attuale.

Micheal PeñaPer esempio, sarebbe utile capire come oggi non si possa portare negli Stati Uniti neanche una bottiglietta d'acqua, mentre ai tempi si trasportassero chili e chili di cocaina da un Paese all'altro. 

Come attori, preferite lavorare in produzioni in cui l'elemento fantasy è predominante o in produzioni più realistiche come Narcos? E dove è più facile lavorare?

Micheal Peña: Nell'ambito dell'universo Marvel, interpretavo un personaggio piuttosto sopra le righe, quindi la sfida consisteva nel tenerlo con i piedi per terra e dargli credibilità. Quando mi approccio al mio lavoro, lo faccio in modo più generale, non faccio divisioni per genere perché si tratta sempre di intrattenimento. Cerco di avere il range più ampio possibile di emozioni: sono un attore, è un tipo di epslorazione che ancora mi emoziona e mi rende entusiasta. Faccio questo lavoro da 23 anni, ma ancora non mi annoio, mi piacciono ancora i film. E oggi che ho un figlio che ha dieci anni, so che è un po' troppo giovane per guardare Narcos, ma spero che un domani possa emozionarsi come me davanti a queste produzioni. Mi piace lavorare con le persone: alle volte, il problema delle grosse produzioni è che non stai lavorando con una persona, ma con una pallina da tennis e con degli effetti speciali. 

Diego Luna: Per quanto riguarda il genere, non c'è n'è uno che presferisco rispetto all'altro, perché entrambi mi affascinano. Anzi, in Rouge One in realtà ho interpretato un personaggio estremamete realistico e tridimensionale, ma soprattutto un personaggio in cui mi ritrovavo molto e mi somigliava davvero: era un uomo comune che cercava di lottare per la giustizia e di riprendere il controllo della propria vita assieme ad altri. In Narcos, che è più credibile come setting, invece interpreto un personaggio che non ha nulla a che fare con me e che mi sembra essere quasi una creatura di fantascienza, perché non capisco le sue motivazioni, ho dovuto cercare di capirle e di umanizzarlo. Quando ho cercato informazioni sul personaggio, ho trovato scritto nero su bianco che lui era il male, un'etichetta chiara che quasi gli impediva di avere strati ulteriori: per un attore, è impossibile interpretare una tale bidimensionalità, devi cercare dunque di renderlo umano, di capire cosa c'è dietro. La maggior parte delle mie produzioni è stata simile a Narcos, ma in anni recenti sono riuscito finalmente a fare una serie di film che posso far vedere ai miei figli che hanno otto e dieci anni: per un sacco di tempo non hanno potuto vedere i film che ho fatto, era come se fossi un supereroe con un'identità segreta perché, quando andavo a lavorare, non potevo parlare con loro delle produzioni a cui stavo prendendo parte. 
 
Gli attori incontrano la stampa al Lucca Comics & Games 2018

Quali sono state le difficoltà maggiori nell'affrontare le riprese sul set, soprattutto dopo la tragedia che ha colpito la produzione con la morte del location manager? Siete pronti per un impegno per più stagioni come è stato per il vostro predecessore Pedro Pascal?

Diego Luna: L'incidente che ha coinvolto il location manager non è accaduto durante la produzione, ma in fase di pre-produzione, io non ero ancora stato scelto per il ruolo. È stato orribile e mi ha colpito, come ha colpito molti altri, anche perché in Messico l'industria del cinema è molto piccola quindi ci conosciamo tutti. Ho accettato il ruolo sapendo ciò che era accaduto e l'ho fatto perché penso sia una storia importante da raccontare. La guerra della droga che si sta svolgendo in Messico ha cambiato il Paese, siamo arrivati ad un numero allucinante di morti in soli 12 anni. Vorrei che la gente che vede la serie sappia che questo è il nostro Paese oggi e cosa può diventare. Vorrei anche che la gente che si droga in Europa si domandi come quella sostanza sia arrivata sul suo tavolino, nel suo portafoglio o nel suo naso perché siamo tutti collegati oggi: ciò che succede in Germania non è così lontano da ciò che succede in Messico. Questa storia non andava rifiutata, andava abbracciata, andava raccontata perché importante. Per quanto riguarda la seconda parte della domanda, non è detto che sia un impegno di molti anni, dipende se piacerà o meno al pubblico. 

Quanto di voi portate nei vostri personaggi e quanto di voi è quello che percepiamo noi dei vostri personaggi?

Micheal PeñaIo ho studiato la tecnica di recitazione Sanford Meisner, la quale presuppone che l'attore usi il più possibile di sé. In realtà conduco una vita piuttosto noiosa: mi piacciono gli scacchi, il golf, mi piace leggere. Oggi per me è prioritario essere un papà, quindi mi fa piacere prendere parte anche a produzioni che mio figlio possa vedere. Lavorare a questi progetti ha dato nuovo fuoco al mio approccio alla recitazione perché posso condividere il mio lavoro con mio figlio. 

Secondo voi, le produzioni che sottolineano il ruolo dei criminali possono mitizzare tale ruolo e avvicinare i ragazzi a quelle figure, magari adornandole con un alone di fascino che fa in realtà parte della narrazione, piuttosto che allontanarli da quegli esempi?

Micheal Peña: Non è che arrivata prima l'arte, è arrivata prima la vita. Non è nata prima una serie TV che si chiama Narcos e poi è arrivata la criminalità in Messico. C'erano prima i criminali e noi stiamo raccontando questa storia. 

Diego Luna: Non credo che una storia come la nostra glorifichi la vita dei criminali. Può capitare quando l'arco narrativo dell'eroe e del criminale in qualche modo collidono, ma non è ciò che succede qui e io posso parlare solo della nostra produzione. Guardando la nostra serie, ho l'impressione di non voler avere nulla a che fare con ciò che succede nella storia e con le persone coinvolte. Quando avevo 14 anni ho visto "Quei bravi ragazzi", ma non ho mai messo nessuno dei miei amici nel bagagliaio dell'auto. Ero semplicemente affascinato dalla loro vita, da ciò che accadeva all'interno di questa storia. Dipende tutto dalla prospettiva e all'interno di Narcos è terrificante, perché ci mostra quanto può essere terrificante questa vita. 
Se guardate il poster, potete avere quasi l'impressione che sia un procedural show, ma non è così, non è di questo che parla. Ci interroghiamo su quante persone siano state coinvolte nella guerra della droga del Messico, quanta corruzione c'è stata, cerchiamo di interrogarci sul fatto che non tutti i criminali siano palesemente tali in superficie, alcuni hanno un completo blu, ma si muovono all'interno della polizia e del governo: se non fosse stato così, non sarebbe potuto accadere. Il mercato non si è assunto le proprie responsabilità, ma  è più complicata di una semplice storia di buoni e cattivi e vogliamo raccontare queste scale di grigio. 


Una domanda un po' più politica. Il presidente Trump ha messo in atto tutta una serie di iniziative non proprio pacifiche nei confronti del Messico. Lavorando in Messico con una produzione americana, cosa ne pensate della politica del presidente nei confronti del vostro Paese?

Micheal PeñaÈ difficile rispondere. Non conosco molto bene le politche di Trump, ma conosco la sua retorica che gli è servita per essere eletto. Ha parlato molto del muro, però di fatto il muro non è stato ancora costruito.

Diego Luna: Io vivo in Messico e conosco molto bene quel confine, lo attraverso circa due volte al mese. Credo che Trump si preoccupi delle persone e dei problemi sbagliati. C'è un problema più ampio che non riguarda solo Trump e le sue politiche o la sua retorica, ma c'è una polarizzazione che è evidente nella società a livello internazionale, basta vede cosa è accaduto con le elezioni in Brasile e in Colombia o con la Brexit. Viviamo in un mondo che sempre più orientato verso il 'se non sei con me, sei contro di me', invece dovremmo cercare di andare nlla direzione opposta, aprire un canale di comunicazione. Quando il Messico fa ciò che Trump vuole o si comporta in un modo che lui approva viene considerato un ottimo vicino e giudicato in maniera positiva, quando ciò non accade invia 5000 militari al confine come sta accadendo in questi giorni. Ed è per questo che dobbiamo cercare di essere attivamente coinvolti, perché riguarda la nostra vita e non possiamo aspettarci che siano i politici ad avere cura di noi sotto questo aspetto. 
 
Fonte:
Lucca Comics & Games