Ancora pochi giorni, precisamente questo venerdì, e in 190 paesi arriverà Baby, la seconda serie italiana targata Netflix dopo Suburra. Noi di SerialClick abbiamo avuto la possibilità di assistere all'incontro con il cast tecnico e artistico, di cui vi parleremo nei prossimi giorni, e di vedere in anteprima i primi due episodi di cui vi presentiamo le nostre impressioni
 
Prima di scendere più nel dettaglio, iniziamo subito col dire che Baby si presentava come una serie che avrebbe dovuto raccontare degli scandali riguardante la prostituzione minorile nel quartiere Parioli di Roma, ma sembra raccontare tutt'altro. Questo però non significa che vada buttata via, ma che è un qualcosa di diverso da quanto ci si poteva aspettare. Ma andiamo con ordine.
 
Baby recensione in anteprima dei primi due episodi

Trama: tra aspettative e realtà

Complice una campagna pubblicitaria molto discutibile, Baby era stata presentata come la serie incentrata sullo scandalo delle Baby Squillo nel 2014 ai Parioli, il quartiere della Roma ricca e benestante. Piccolo particolare, il termine "pariolino" è solitamente utilizzato in maniera dispregiativa, sta infatti ad indicare il giovane che viene da una famiglia alto-borghese e veste abiti costosi e alla moda, ma dal carattere eccessivamente altezzoso e superiore. Questo è un aspetto alla base della serie che ritroveremo. Le aspettative erano quindi di trovarsi di fronte ad una serie che tendesse verso un prodotto come Gomorra o Suburra, quindi crudo, violento, realista di uno spaccato della società e con tutto ciò che comporta, solo trasportato in un contesto che è l'esatto opposto ma anch'esso con le proprie contraddizioni interne.
 
Prima di proseguire su quello che è la serie, vi presentiamo la sinossi ufficiale rilasciata da Netflix:
 
Liberamente ispirata ad una storia vera, la serie segue le vicende di un gruppo di adolescenti del quartiere Parioli che sfidano la società ricercando la propria identità e indipendenza, sullo sfondo di amori proibiti, pressioni familiari e segreti condivisi.
Quanto accaduto a Roma alcuni anni fa è solo la cornice di questa storia. Baby parla di adolescenti che hanno bisogno d'amore. Tutti i personaggi ne hanno bisogno in modo diverso, sia gli adulti che i ragazzi.
Baby è soprattutto una storia di amore e incomprensioni, romantica e dark allo stesso tempo.
Ogni personaggi intraprende il suo viaggio, alla ricerca dell'amore e della felicità.
 
Baby non è come ci si aspettava
 
Da quanto emerge nei primi 80 minuti, Baby non è una serie alla Gomorra, ma è qualcosa di diverso, tende infatti più verso produzioni come Élite o I Liceali, per avere un paragone nostrano. Presenta quindi un gruppo di adolescenti nel prestigioso e immaginario Liceo Collodi, dove i ragazzi hanno regole ferree da seguire e una divisa da portare, che si trova alle prese con i loro problemi adolescenziali e generazionali con i propri genitori. È quindi da buttare via? No, bensì va vista con un occhio differente: è una serie con un target simile a quello dei protagonisti; è una serie sul diventare grandi ma in un mondo solo all'apparenza più semplice. Come detto prima, il "pariolino" è spesso visto come colui che cresce in un ambiente ricco e altezzoso, dove tutto è più semplice e ci si può permettere di pensare a cose più futili, ma che in realtà è quasi solo di facciata, dove tutto ruota intorno al denaro e a "salvare le apparenze".
 
Infine, anche se il tema della prostituzione fin qui viene soltanto accennato molto vagamente e liquidato in cinque minuti, siamo solo all'inizio della serie. Abbiamo davanti altri quattro episodi, nei quali, come promesso dagli autori, verremo trascinati sempre più a fondo in questo mondo torbido, anche se non verrà raccontato con la crudezza di altre serie. Baby è stata costruita per presentare prima i personaggi, la loro storia, le loro motivazioni, in modo da avere una visione ampia e completa di quello che ha poi spinto le ragazze a compiere certe azioni. Gli autori hanno confermato di aver pensato alla serie come ad un unico film, in pieno stile Netflix, da vedere interamente e tutta d'un fiato, non inserendo quindi alcuni degli argomenti più interessanti nelle prime scene, ma tenendoseli per il gran finale, anche prendendosi il rischio di partire sottotono – pensiero non condiviso da chi scrive, in quanto, in un panorama come quello di oggi, in cui esce letteralmente una serie al giorno, i primi episodi sono cruciali per determinare il prosieguo di una serie o meno.
 
Claudia Pandolfi in Baby

Cast tecnico e artistico

Baby è una serie corale sia di personaggi che di autori. Partendo dalla regia, abbiamo Andrea De Sica e Anna Negri. Il primo dopo alcuni anni di gavetta ha esordito con il lungometraggio I figli della notte, che gli è valso numerosi premi e candidature tra cui il Nastro d'argento al miglior regista esordiente 2017. De Sica si è alternato dietro la macchina da presa con Anna Negri, fortemente voluta per portare un tocco femminile alla serie, che, come detto da lei stessa, sarà maggiormente evidente nel finale. Ci sono poi Isabella Aguilar e Giacomo Durzi, head writer e coautori del soggetto, entrambi dalla lunga esperienza televisiva – la prima è stata ad esempio co-creatrice e autrice di Tutto può succedere. Infine, ci sono i creatori della serie, ovvero i GRAMS, il nuovo collettivo di scrittori composto da Antonio La Fosse, Re Salvador, Eleonora Trucchi, Marco Raspanti e Giacomo Mazzariol.

È proprio da questi ultimi che ci si aspettava qualcosa di originale e innovativo, ma che purtroppo è mancato. È vero che la serie ha prevalentemente un target adolescenziale, ma, considerando anche altri prodotti simili della piattaforma e non solo, si poteva osare qualcosa in più nel linguaggio, nei contenuti e nei dialoghi. Assolutamente degno di nota però è l'utilizzo dei social, in particolar modo di Instagram come mezzo per raccontare. Ad oggi Instagram è il social più utilizzato, soprattutto dai più giovani, e Baby vuole descrivere la discrepanza tra come si vuole apparire al mondo esterno e di come si fa propaganda di sé stessi rispetto a come si è in realtà, con i propri problemi di ciascuno di noi. Quasi sicuramente sarà una serie seguita e discussa sui social e che vuole veicolare alcuni messaggi ai più giovani, proprio attraverso il mezzo comunicativo che più usano.
 
Isabella Ferrari Baby
 
Il cast di attori si può dividere in due parti: da una parte gli adulti, dall'altra i più giovani. I primi corrispondono prevalentemente ai genitori dei ragazzi e sono composti da attori noti per via del loro passato al cinema e in televisione. In primo piano ci sono Isabella Ferrari e Claudia Pandolfi, attrici che non hanno certo bisogno di presentazioni e dalle comprovate qualità recitative, anche se fin qui si sono viste poco e non hanno quindi mostrato molto di sé e dei propri personaggi, ma riveleranno delle sorprese. Per quanto riguarda i più giovani, i veri protagonisti della serie, abbiamo Benedetta Porcaroli, Alice Pagani, Chabeli Sastre Gonzalez, Riccardo Mandolini, Brando Pacitto, Mirko Trovato e tanti altri. Nel complesso, la loro recitazione si è rivelata buona, alle volte leggermente grezza e imperfetta, ma dall'ottimo potenziale. È comunque un cast molto giovane, con un'età media di circa 20 anni e dalla poca esperienza. Ad aver ricevuto e meritato il maggior numero di applausi è stato proprio l'esordiente Riccardo Mandolini, nei panni del "ragazzo del Quarticciolo" (area urbana popolare di Roma), un personaggio che si trova a scontrarsi con un mondo profondamente diverso dal quale proviene. 
 

La musica

Netflix ci ha abituato a serie confezionate sempre molto bene e con una particolare cura ai dettagli, cosa che qui non sempre avviene. In ogni caso assolutamente positiva è la colonna sonora del compositore e musicista Yakamoto Kotzuga (Giacomo Mazzucato), autore dell'ottimo tema portante, il quale ha inserito tre suoi brani precedenti, ovvero "Until We Fade" e "She Said" dal disco "Slowly Fang" del 2018 e "All These Thing I Used to Have" del 2018. Ad accompagnare la storia ci sarà il particolare arrangiamento di "Girls Just Want To Have Fun" dei Chromatics, Takagi & Ketra - "Da Sola / In The Night" feat. Tommaso Paradiso ed Elisa, "Wasting My Young Years" dei London Grammar, "My Enemy" dei Chvreches feat. Matt Berninger, oltre a "Torna a casa" dei Måneskin, già ascoltata nell'ultimo trailer, che chiuderà la serie. Indipendentemente dal gusto dei vari spettatori, le canzoni risultano sempre indovinate con le scene che accompagnano e dei personaggi che rappresentano.
 
Benedetta Porcaroli e la sua famiglia di Baby

Conclusione

Se vi aspettavate una serie cruda e realista, Baby non fa per voi. È infatti una storia di formazione di e per adolescenti alle prese con le problematiche che caratterizzano l'età, dalle prime esperienze sessuali al confronto con i genitori, il tutto in un contesto dove l'apparenza è tutto, come può essere quello dei Parioli. Un ambiente dall'aspetto sereno e pulito, ma che nasconde ipocrisie e falsità. Se da un lato gli attori sono promossi, la stessa cosa non si può dire degli autori, i quali potevano e dovevano osare un po' di più per poter emergere dalla grande quantità di serie e per convincere lo spettatore a proseguire nella visione. Un paio di spunti interessanti ci sono, ma nel complesso ricorda, in negativo, altre produzioni italiane. Il giudizio è quindi al momento sospeso, aspettando i restanti episodi e seguendo l'invito degli autori: diamo fiducia a Baby e ai loro giovani autori e attori prima di dare un giudizio definitivo.

Trailer