Pochi giorni fa abbiamo avuto l'occasione di vedere in anteprima i primi due episodi di Baby (qui la nostra recensione), seconda serie Netflix italiana da oggi disponibile sulla piattaforma. Dopo la visione delle puntate, si è svolta una conferenza stampa con gli autori e il cast della serie, di cui vi riportiamo il resoconto.
 
Conferenza stampa di Baby

Conferenza con gli autori e i registi

L'incontro è iniziato con il cast tecnico, sul palco sono saliti Kelly Luegenbiehl, vice presidente dei contenuti originali internazionali di Netflix, Nicola De Angelis, produttore esecutivo di Fabula Pictures, Andrea De Sica e Anna Negri, i due registi, gli head writers Giacomo Durzi e Isabella Aguilar. Per quanto riguarda i GRAMS, ovvero il collettivo di autori e creatori della serie, erano presenti sul palco i due rappresentanti Antonio Le Fosse e Eleonora Trucchi, mentre Re Salvador, Marco Raspanti e Giacomo Mazzariol erano seduti in sala insieme ad altri componenti del cast tecnico.
 
Il moderatore della conferenza ha poi rivolto alcune domande ai presenti:

De Angelis - Com'è iniziato tutto ciò?
 
De Angelis: "Ci siamo incontrati e abbiamo iniziato a discutere su come pianificare qualcosa insieme ed è stato abbastanza naturale arrivare a una tipologia di prodotto. Perché spesso a causa delle distanze e dei diversi trend dei paesi è difficile arrivare ad un punto comune con loro, ma alla fine ci siamo riusciti anche abbastanza facilmente. È iniziato tutto a maggio dello scorso anno, non mi era mai capitato nella mia vita di fare una serie a questa velocità e con questa tenuta, anche grazie a Marco De Angelis - anche lui presente in sala - con il quale ci siamo dati una grossa mano e ci spalleggiamo da anni. È stato tutto molto naturale."
 
Luegenbiehl - Una di loro, come si arriva a voi e come reagite ad un autore italiano che vi propone un'idea?
 
Luegenbiehl: "In realtà è iniziato tutto parlando con Nicola, parlando appunto di una serie che potesse essere realizzata per Netflix. Circa un anno fa, all'anteprima di Suburra, ci ha presentato i GRAMS e l'idea che ci ha proposto ci piaceva, ovvero realizzare qualcosa che fosse autentico, che fosse fresco e realizzato per un pubblico di giovani adulti. Ma è molto raro trovare un prodotto che sia scritto per giovani adulti da giovani adulti e questo è stato ciò che ha reso questa serie un qualcosa che dovevamo realizzare."
 
Luegenbiehl - Secondo te perché si può arrivare in 190 Paesi con questa storia?

Luegenbiehl: "In realtà la prima cosa che cerchi quando vuoi realizzare una serie è la specificità. Questa serie la specificità ce l'ha. Perché quando la guardi entri immediatamente in questo quartiere, in questa comunità, t'innamori dei personaggi e i personaggi sono quelli che consentono alla serie di viaggiare per il mondo."
 
Conferenza con gli autori di Baby

De Sica - Dopo l'ottimo esordio alla regia con I figli della notte sei arrivato a Baby. Come si fa a dividersi il ruolo di registi di una serie?

De Sica: "Intanto, per me è stata una grandissima opportunità, ho fatto un solo film e ho 36 anni ed era un film anche poco commerciale. L'idea di essere chiamato per dare la visione a questa serie è stata intrigante. Significa che non volevano qualcosa che avesse già delle forme o delle cose già viste. Ho conosciuto i GRAMS fin dall'inizio, insieme a Giacomo e Isabella. Appena arrivato, Baby era di sole tre pagine e in soli 10 mesi sono diventate 6 episodi. È stato un processo molto intenso e oggi lo condividiamo con i ragazzi, che poi sono loro l'anima della serie, e vederlo con Anna che ha dato poi la sua visione femminile. Fare una serie non è un qualcosa di un singolo, ma di un gruppo e questo è un gruppo con il quale mi sono trovato molto bene."

Negri - Passiamo alla prima complice di Andrea, ovvero Anna che ha diretto la serie insieme a lui. Cosa vuoi aggiungere? Quali sono le tue riflessioni?

Negri: "Io avevo il compito, anche se queste divisioni sono sempre un po' vaghe, di portare uno sguardo femminile. Mi sono trovata con un racconto che era così empatico, in cui non c'era solo lo scontro tra maschile e femminile, ma anche quello tra due generazioni, e sia io che Andrea siamo riusciti ad avere uno sguardo molto corale, che è stato molto importante. Questo disagio che attraversa tutti i personaggi, l'ho trovato molto affascinante e partiva dal fatto di avere sceneggiature molto empatiche."

Durzi e Aguilar - Passiamo ora voi, gli head writers o capi-sceneggiatori. Cosa ci dite del vostro ruolo?

Durzi: "Noi ci siamo occupati d'impreziosire, qualcosa che era stato pensato e concepito, quindi di renderlo più drammatico e di organizzare al meglio il lavoro. Per me è stata una sfida bellissima per entrambi, perché abbiamo avuto a che fare con ragazzi che erano alla loro prima prova di scrittura, anche se erano già formati. Quello che sono loro adesso, io ci avrei impiegato dieci anni a diventarlo, anche la maturità del prodotto che si vede sicuramente li ha resi più allenati e attrezzati. È stato intenso e straordinario, è stato come muoversi in un negozio di cristalli, si cercava un equilibrio difficile da tenere per diventare un prodotto intrigante e affascinante e che tenesse una tensione narrativa in questo gruppo."

Aguilar: "È stato divertentissimo. Quello di cui ci siamo accorti è che, se pure ci portavamo dieci anni e più di differenza dai GRAMS, i sedici anni ce li ricordavamo uguali, avevamo vissuto le stesse esperienze, perché erano esperienze universali. Anche nei 190 Paesi lo erano. Siamo andati dritti nel fare una serie neoromantica, ci abbiamo creduto tantissimo, ci abbiamo messo tanto di noi, anche di esperienze personali che ci stavano accadendo in quel momento. Siamo stati tutti sedicenni allo stesso modo."

Le Fosse e Trucchi - Arriviamo ai veri giovani, cosa volete aggiungere a quanto detto finora?

Trucchi: "È stata una bellissima opportunità per noi, perché in Italia non sempre viene data rilevanza e fiducia ai giovani. È bello pensare a dare più importanza alla gioventù, senza però togliere l'esperienza con la quale si può aiutarli, perché Isabella e Giacomo sono stati fondamentali per aiutarci a sviluppare una storia seriale, che per noi all'inizio era un mostro, un qualcosa di enorme che avevamo studiato e fatto, ma mai così sul serio. Il loro supporto è stato fondamentale."

Le Fosse: "È stata un'estensione dell'esperienza del collettivo. Effettivamente un'esperienza del genere per affrontarla in così poco tempo serve un lavoro di gruppo. Questo è stato un grande lavoro di squadra che dall'inizio alla fine ha portato a Baby. Di questo possiamo essere molto contenti."
 
Conferenza con gli attori di Baby

Incontro con gli attori: tra luci e ombre

Successivamente si è svolta la conferenza stampa con il giovane cast al quale è stato chiesto di raccontare del proprio personaggio. Sul palco erano presenti Benedetta Porcaroli (Chiara), Alice Pagani (Ludovica), Chabeli Sastre Gonzalez (Camilla), Riccardo Mandolini (Damiano), Brando Pacitto (Fabio), Mirko Trovato (Brando), Isabella Ferrari (Simonetta) e Claudia Pandolfi (Monica). Anche in questo caso il resto del cast si trovava in sala durante la conferenza.

Porcaroli: "Chiara è un personaggio molto particolare. Mi sono subito innamorata di lei quando ho letto la sceneggiatura perché è come se lei avesse vissuto la sua vita nel modo in cui le persone si aspettano da lei, che si comporti in un determinato modo e che instauri un determinato tipo di rapporti. Lei non è così e ad un certo punto ci sarà un grandissimo cambiamento nel suo personaggio, che in qualche modo rivela il suo vero carattere, ovvero la prima volta che Chiara fa delle scelte sue e di nessun altro. Poter dare una parte di luce e una parte di ombra è stato il fattore principale che fa capire quanto sia complessa quest'età, questo difficile passaggio dall'adolescenza all'età adulta."

Pagani: "Credo che Ludovica sia molto fragile, sia luce e buio, ma al contrario di Chiara, ed è per questo che si trovano così tanto. Ludovica cerca rapporti autentici, cerca amore, cerca sicurezza, perché in fondo è molto insicura ed è sempre alla ricerca di un rapporto stabile con la sua famiglia ed è questo che la rende così tormentata. Quando ho letto per la prima volta la sceneggiatura su Ludovica mi sono commossa e spero di aver fatto passare tutto quello che ho letto attraverso la camera."

Ferrari: "Il mio è un personaggio al quale ho voluto molto bene. È una donna così ingenua, fragile, così incapace di prendere in mano le cose pratiche della vita. È buona anche quando sbaglia. Mi è rimasta molto simpatica."

Pandolfi: "Monica non si svela, la devi un po' interpretare. Innanzitutto, Monica è un'insegnante di atletica delle ragazze e non è più vicina alla loro età. È apparentemente una donna a posto, realizzata, era un'atleta molto in gamba, ma la vita ti pone incontro degli ostacoli. È una donna molto concreta e seria, ha sposato un ambasciatore con tutto ciò che ne consegue, il nostro rapporto è abbastanza intorpidito, hanno un livello di comunicazione fatta di poche cose, ma Monica avrà tutta una rivoluzione interiore che partirà dal basso e della quale anche lei si sorprenderà."

Mandolini: "È un pesce fuor d'acqua ovunque si trovi, ha questo rapporto particolare con il padre. Si apre un po' con Chiara, ma in un modo molto difficile, ha un rapporto con Chiara molto particolare."

Trovato: "Brando è un ragazzo di buona famiglia - frequenta il Collodi, che è uno dei migliori licei di Roma - che vuole avere sempre la situazione sotto controllo, che vuole dettare legge, insomma, vuole fare un po' il matto e gli riesce. È stato bellissimo prendere parte a questo gigantesco e pazzesco progetto."

Pacitto: "Fabio è un po' come gli altri, con questo gigante senso di oppressione e forse anche un po' una caratteristica di questo gruppo. Quest'oppressione poi sfocia in una vita segreta e ogni personaggio la declina in maniera diversa. Fabio lo fa in vari modi, perché ha un'ombra costante, sempre presente."

Gonzalez: "Camilla è il personaggio apparentemente più in luce. Si può definire come una ragazza determinata, ambiziosa, diciamo forte di primo impatto. Questo è un po' ciò che l'allontana da questo mondo negativo. Allo stesso tempo però rischia anche di essere un aspetto negativo per lei, perché la rende chiusa sotto altri aspetti. È guidata dalla sua ambizione e delle volte risulta un po' egoista, ma non è cattiva. Però, come per gli altri personaggi, potrete vedere anche in lei dei lati oscuri."
 
Proiezione in anteprima di Baby

Conclusione

Da quando è stata annunciata, la serie è stata pubblicizzata come una serie sulla prostituzione giovanile, ma, da quanto si è visto e da quanto è stato ribadito dai diversi autori, Baby è più di questo, è un coming-of-age; è un racconto sul disagio e la crescita dei personaggi che prende solo spunto dai fatti di cronaca.

De Sica: "Come avete potuto vedere, questo è Baby e non vuole essere qualcosa di giornalistico. La storia delle Baby Squillo dei Parioli è stato uno spunto, un la che ha messo in luce degli aspetti di uno dei quartieri più ricchi di questa città, che è qualcosa di diverso da quello che si fa vedere solitamente. È una serie corale e ognuno di loro ha un problema e questo della prostituzione è solo una delle declinazioni. La prostituzione c'è, ma parte innanzitutto dai personaggi per poi arrivare alla prostituzione. Non è un racconto sulla prostituzione, ma sul modo in cui ci si arriva."