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Non nascondo che le mie aspettative per "Kimi no Suizou o Tabetai" fossero di per sé già molto alte, ma di certo non mi sarei aspettato un calo verticale dopo pochissimi secondi dall'inizio del film... ancora mi sto chiedendo il perché si sia deciso di optare per un'introduzione del genere, sopprimendo nello spettatore qualsiasi tipo di speranza che le cose potessero andare in maniera diversa da quanto preannunciato. L’autore ha poi tentato di correggere il tiro attraverso la realizzazione di un finale piuttosto inaspettato, ma personalmente non è riuscito a colpirmi, emotivamente parlando, così come avvenuto quando ho avuto modo di leggere il manga.

A questo punto vi starete chiedendo se ci sono aspetti interessanti nel film, e soprattutto il motivo per cui il mio giudizio sia comunque ampiamente positivo: ciò va riscontrato nel corpo centrale dell'opera. Sebbene le vicende si incentrino quasi esclusivamente sui due protagonisti, Haruki e Sakura, non è stato affatto noioso leggere e ascoltare i lunghissimi dialoghi tra i due liceali sia nei momenti comici e leggeri che in quelli più profondi e toccanti. Il lungometraggio stesso potrebbe essere considerato come un lungo e interessante confronto tra i due protagonisti su alcune tematiche molto importanti, nel quale l'autore è riuscito nell'intento di caratterizzare in maniera dettagliata la prospettiva sociale e psicologica dei due liceali, sebbene sia esente uno specifico inquadramento a livello storico e narrativo. In altre parole, non è stato necessario conoscere il passato di Haruki e Sakura per comprendere come hanno costruito il loro modo di pensare e agire nel presente. Durante il corso delle vicende, spesso ci si è imbattuti nel termine "antipodi", il quale assume una concettualizzazione fondamentale per esplicitare le personalità diametralmente opposte dei due adolescenti: da una parte, Haruki, un ragazzo poco incline a stabilire relazioni con gli altri e immerso quasi sempre nella lettura di libri, in quanto mezzo per distaccarsi dalla realtà e luogo dove riesce ad esprimere appieno sé stesso; dall'altro lato, Sakura, una ragazza solare, portatrice di vita, che, nonostante la sua malattia terminale, riesce sempre a sorridere e mettersi a disposizione degli altri. Tuttavia i suoi atteggiamenti e comportamenti corrispondono alla "maschera" che è costretta continuamente a indossare, dietro la quale si cela una profonda insicurezza e paura di ciò che dovrà affrontare in futuro, costruita semplicemente per evitare la sofferenza dell’altro e supportare allo stesso tempo le persone a lei care.

In effetti, verrebbe da pensare che i due liceali non siano così diversi dopotutto, in quanto entrambi interiorizzano le loro rispettive debolezze evitando di esperirle all'esterno, ma in realtà si completano, si fondono in maniera perfetta, come lo ying e lo yang, il giorno e la notte, l'uno lenisce ed eleva la condizione dell'altro. È proprio partendo da questa ipotesi che è possibile stabilire l'esistenza di una netta e chiara differenza tra i due, poiché è proprio dall'incontro con la diversità, con il coetaneo il quale rappresenta il polo diametralmente opposto della propria personalità, che avviene la maturazione e il cambiamento a livello psico-sociale. Sakura ha insegnato ad Haruki l'importanza della propria esistenza: "Vivere significa prestare attenzione, innamorarsi, odiare, divertirsi e supportare chi è al nostro fianco". La nostra esistenza è validata dalla presenza e dall'interazione con l'altro, non dalla percezione che l'individuo ha di sé stesso.
Haruki, invece, ha aiutato Sakura nel condurre tutte quelle esperienze della quotidianità in maniera spensierata, divertente, e soprattutto la ragazza non ha avuto più l'onere di dover affrontare la sua malattia da sola... spesso pensiamo possa essere facile affrontare tutto e tutti da soli, ma, quando c'è qualcuno di valido al nostro fianco, disposto a condividere il peso delle nostre sventure e dei nostri problemi, posso assicurarvi che la sensazione è completamente diversa, vi sentirete molto più leggeri rispetto a prima!

Credo che queste righe descrivano concretamente il rapporto tra Haruki e Sakura; tra l'altro è piuttosto complicato far riferimento ad altri personaggi a cui è stato attribuito un ruolo rilevante nella vicenda: esistono caratterizzazioni quanto meno psicologiche ma tremendamente superficiali, quei pochi caratteri secondari esistenti vengono utilizzati solo ed esclusivamente in funzione dei due protagonisti, per arricchire e definire maggiormente la narrazione, e ogni tanto uscire dallo spazio labirintico nel quale sono racchiusi Haruki e Sakura.

Anche il comparto grafico segue la falsariga della storia e dei “personaggi secondari”, se così possiamo definirli, focalizzandosi principalmente sui due protagonisti, escludendo tutto ciò che li circonda. Durante il film ho avuto proprio la sensazione di essere così immerso nei divertenti e profondi dialoghi, da non accorgermi degli sfondi, dei paesaggi o delle rappresentazioni presenti all'esterno. Le OST mi sono piaciute e faccio i miei complimenti ai doppiatori giapponesi dei protagonisti, in quanto ritengo siano riusciti perfettamente a immedesimarsi nei loro personaggi (sì, non ho avuto la possibilità di vedere il lungometraggio in italiano).

Peccato davvero per l’inizio fin troppo diretto e per un finale che onestamente poteva essere costruito molto meglio. Entrambi mi hanno lasciato con l'amaro in bocca, soprattutto la scena iniziale mi ha fatto perdere tutto quel pathos e quella suspense che mi ero creato sull'opera. Questi aspetti hanno sicuramente influito negativamente sul voto generale del lungometraggio; oltretutto, elementi che avrebbero dovuto coinvolgere tantissimo lo spettatore come la drammaticità e l'emotività non mi hanno dato quella carica e colpito come dovevano: alcune volte ero proprio in procinto di piangere, ma per qualche motivo non sono mai andato davvero fino in fondo. Si tratta di un discorso puramente soggettivo, però alcune volte le vicende mi hanno dato come l'impressione di non soffermarsi nei climax in maniera adeguata. Tuttavia ciò non toglie che l'autore abbia trattato dettagliatamente le tematiche principali e caratterizzato i protagonisti in maniera egregia. Consiglio di guardare quest'altro piccolo capolavoro dell'animazione giapponese, sperando possa essere di esempio a tutte quelle persone malate che cercano degli obbiettivi e degli ideali ai quali aggrapparsi per andare avanti: non bisogna mai arrendersi e darsi per vinti, perché c'è sempre la possibilità di trovare qualcuno che ci possa aiutare e soprattutto renderci felici, nonostante ci rimanga poco tempo da vivere!
Il mio voto finale è 8.