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Tacchan

Episodi visti: 0/8 --- Voto 8
Tra le numerose nuove proposte di Netflix apparse a ridosso delle vacanze natalizie, la mia attenzione è stata attirata da una serie TV dal titolo enigmatico e dalla locandina che mi ha fatto ipotizzare un’ambientazione vagamente fantascientifica, The OA. Si tratta di una produzione statunitense che conta ad oggi solo 8 episodi e che racconta una vicenda che, a mio parere, più considerarsi conclusa, nonostante si stia già parlando di una possibile seconda stagione.

Prairie è una trentenne che torna alla nella cittadina dopo sette anni. Sembra sia stata rapita e sia riuscita a scappare, o sia stata per qualche motivo rilasciata, ma la cosa che sorprende tutti è che ora ci vede, ha riacquisito la vista che aveva perso da bambina. Prairie fa fatica a riabituarsi alla sua famiglia e alle persone che le circondano, ciò nonostante intende raccontare la meravigliosa e terrificante storia di quanto le è accaduto in questi sette anni di prigionia.

The OA è un titolo un po’ atipico, lo si nota sin dai primi minuti. Racconta le sua storia su due livelli temporali, ovvero mostra quanto accade alla protagonista nel presente e, ben più interessante, romanza quello che le è accaduto nei suoi anni di prigionia. Il primo episodio parte concentrandosi solo sul presente e, secondo le mia opinione, non risulta una scelta così efficace: non nascondo che l’unica parte che mi ha fatto desistere dal droppare la serie TV sono i minuti finali, quando si apre la finestra sul passato della protagonista. La scelta sul proseguire o meno è stata combattuta e, fortunatamente, sono stato premiato per la mia perseveranza, pertanto vi consiglio di stringere un po’ i denti se verrete afflitti dal mio stesso dilemma.

Il ritmo narrativo rimane piuttosto lento per l’intera durata della stagione, non ci sono grandi accelerazioni, tuttavia vi sono dei momenti molto intensi e ispirati, che catturano lo spettatore. La continua aurea di surrealismo, il tocco di misticismo e fantascienza che si respira, rende l’esperienza interessante e accattivante. Ben diverso è il tono nel presente di Praire, dove ci si scontra con la dura realtà, molto più spigolosa e cruda, paradossalmente ben di più del periodo di prigionia, che alla fine viene filtrato attraverso le parole della protagonista. Ed è sempre nel presente che ho notato le maggiori stonature, con un gruppo di comprimari tutti tormentati, che hanno comportamenti sin troppo eccesivi, tanto da apparire a volte forzati ed inutilmente estremi.

La fine l’ho trovata soddisfacente, forse una delle parti migliori del prodotto, nonostante sia anche una delle più controverse e credo possa fare storcere il naso a molti. In me ha avuto un impatto distruttivo, difficile da assimilare, è un po’ come se avesse mandato in frantumi buona parte di quello che ero giunto a credere, l’abbia gettato a terra e calpestato. Poi lo ha raccolto e lo ha messo in mostra, rovinato e svuotato di buona parte della bellezza che aveva, quasi una caricatura di quello che mi aspettavo potesse essere. Sono a questo punto lasciate le porte aperte per una seconda stagione, che secondo alcune voci sarà probabile, ciò nonostante ho adorato che le conclusioni siano lasciate vaghe e alla discrezione dello spettatore. Non avrete una risposta ai dubbi che verranno instillati nella vostra mente: da qualunque lato si guardano le vicende ci sono almeno due risposte possibili, una razionale e una no. Quale sarà la verità? In quale volete credere? Non c’è una risposta, come è giusto che sia quando si parla di certi temi vicini alla spiritualità. Se devo essere onesto, mi piacerebbe vedere un seguito di The OA, perché sono tantissime le cose che mi piacerebbe sapere ed approfondire. D’altra parte ho il timore, molto concreto, che le spiegazioni arriveranno a distruggere quella magia che The OA è riuscito a creare. Sicuramente, se seguito sarà, lo vedrò appena possibile e poi avremo modo di parlarne.

The OA è un prodotto molto particolare, non punta alle masse, è ostico da affrontare, a tratti lento, altre volte si perde. Alterna momenti molto intensi, ispirati e appassionanti, a cadute piuttosto banali, così evidenti che a volte sembrano fatte intenzionalmente, forse per creare un contrasto tra la realtà e la storia narrata. Non so quale fosse l’intenzione degli sceneggiatori, ma questi grandi contrasti lo rendono spigoloso, non il gioiello che avrebbe potuto essere, piuttosto una gemma grezza. Ha una storia da raccontare, tratta argomenti non semplici, che adoro, e lo fa in un modo per nulla banale, intelligente e ispirato. Tuttavia ho la sensazione che non sia quello che sarebbe potuto essere e, la cosa paradossale, è che questa sensazione l’ho avuta sia in positivo, che in negativo: non è la cagata che in certi momenti sembrava poter diventare, non è il capolavoro che in certi momenti avrei sperato. E’ solo The OA, una serie TV mai come nessuna ho mai visto, spiazzante e che, assolutamente, dovete provare a seguire.